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Albania ‘nuova America’: immigrazione lavorativa e delocalizzazione imprese

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SEMPRE PIÙ ITALIANI DECIDONO DI EMIGRARE A EST IN CERCA DI FORTUNA

Mamma mia, dammi cento lire che in America voglio andar” un tempo era una frase simbolo per molti giovani che partivano, armati di speranze, alla ricerca del ‘sogno americano’. Oggi, complice la globalizzazione e i tempi che cambiano, l’emigrazione dei giovani italiani ha virato verso est, nella ‘nuova

America’: l’Albania. Se in tempi meno recenti eravamo abituati a considerare terreno fertile per la ricerca della fortuna la Francia o la Germania, da qualche anno il vento della speranza soffia dall’altra parte del mar Adriatico, complice la presenza di un’ economia fertile e del costo della vita molto più basso dell’Italia.

LA NUOVA AMERICA– I dati Istat del 2012 parlano chiaro: tra chi studia e chi lavora, sono almeno 3000 gli italiani immigrati in Albania ed è possibile trovare circa 1460 aziende nel Paese con almeno un socio italiano.

Secondo Erion Begaj, presidente della comunità albanese di Parma, la principale causa del flusso è economica: “L’Italia è il primo partner per quanto riguarda import/export dell’Albania” nonostante le differenze economiche tra i due Paesi: se l’Italia può contare su un processo di industrializzazione sicuro e rodato, l’Albania sta cercando di prendere in corsa il treno dello sviluppo. La possibilità di costruire da zero un forte sistema industriale, basato principalmente sul terzo settore, si propone come incentivo per molti ragazzi italiani che trovano difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro italiano per mancanza di esperienza. Ma l’Albania non è certamente l’unico Paese in via di sviluppo, così giocano un ruolo fondamentale la vicinanza geografica e l’empatia culturale che intercorre tra i due Paesi: per fare un esempio, la lingua straniera più parlata in Albania è l’italiano.

L’immigrazione italiana, iniziata tra la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo secolo, ha portato notevoli conseguenze economiche nel Paese delle aquile.  Le prime attività avviate dagli italiani in cerca di fortuna sono state imprese di medie dimensioni legate principalmente al mondo dell’abbigliamento e sorte nell’asse commerciale ed economico Tirana – Durazzo nei primi anni duemila.
In tempi recenti ecco un considerevole aumento di industrie legate al terzo settore 

:  ristorazionetelefoniatrasporti e servizi bancari. Nonostante l’economia sia fiorente, la possibilità di fare carriera non è scontata ma dipende soprattutto da un profilo di business legato alle esportazioni. Una caratteristica legata alla natura del mercato albanese; molto limitato, soprattutto nel reddito di acquisto, per dare sviluppo ad aziende straniere improntate al commercio interno.

TiranaITALIANI D’ALBANIA– Così le storie di italiani che ce l’hanno fatta sono molteplici. Begaj racconta di come nella sua città, Fier a circa a 100 km dalla capitale Tirana, i primi italiani provenienti dalla provincia di Lecce arrivarono già intorno al 1995: “Erano due fratelli, hanno aperto la prima fabbrica di infissi della città, con materiali moderni mai visti fino a quel momento”. All’epoca le differenze di industrializzazione tra i due Paesi hanno permesso agli italiani emigrati di portare innovazione e tecnologie impensabili per il mercato interno albanese basato fino a quel momento sul settore primario e su processi industriali ancora arretrati.

Nel 1997, nel corso delle guerre jugoslave, la città finì in mano ai ribelli ma, nonostante fosse stato più semplice andarsene, i pochi italiani presenti allora nel territorio difesero con caparbietà le loro fabbriche, mantenendo il loro regime produttivo durante e dopo la guerra. “Ora vivono ancora a Fier, hanno una famiglia e parlano molto bene la lingua” conclude Begaj.

E’ un Paese che mi piacque subito, pieno di energia e che permette di vivere del proprio lavoro, dove l’impegno e la professionalità pagano ” spiega Paolo Picci, esperto di marketing e comunicazione aziendale, che si è trasferito in Albania nel 2013, stanco della burocrazia e dei costi da sostenere per svolgere una attività professionale in Italia.

Nonostante l’Albania non sia il Paese ideale in cui svolgere una attività da dipendente, a causa della bassa remunerazione, Picci ha cominciato così, rimettendosi completamente in gioco dopo oltre 20 anni di esperienza nel proprio settore in Italia. Dopo due anni e mezzo ha deciso di riaprire l’attività chiusa insieme alla moglie, riuscendo a coronare il proprio sogno.

L’Albania è il Paese adatto a chi vuol realizzare qualcosa di suo, ha un sogno da inseguire e che si vede impossibilitato a realizzarlo in Italia a causa dei troppi vincoli e dei costi troppo alti“.

Ma, tra gli italiani espatriati nella terra delle aquile, c’è anche chi guarda con diffidenza all’appellativo di ‘nuova America’. Luca Falanga, imprenditore e titolare di un ristorante a Tirana ma originario di Lecco, ha ricominciato da capo cinque anni fa, come tanti, dopo aver conosciuto la sua ragazza in vacanza con cui ora ha un figlio nato in Albania:

“Nonostante sia in via di sviluppo, si tratta di un Paese ancora molto arretrato dal punto di vista lavorativo – prosegue – qui un cameriere guadagna solamente 120€ al mese”. Il vero punto di forza è l’ambito imprenditoriale, “la burocrazia più snella rispetto all’Italia e i minor vincoli fiscali mi hanno portato ad aprire una azienda qui e ad avere un discreto successo” ammette Falanga, ma lancia anche un avviso ai giovani intenzionati ad espatriare: “Non basta avere un capitale da investire e partire all’avventura,  bisogna essere preparati e saper svolgere bene il proprio lavoro per avere successo qua”.

Sempre a Tirana, vero motore di tutta l’economia albanese, lavora Luca Ferrara che, come gran parte degli italiani in cerca di soluzioni lavorative immediate, lavora in un call center. “Vedo l’Albania come una Italia degli anni ottanta, ancora arretrata ma con grandi possibilità di crescita”, prosegue Ferrara, che ha dovuto lasciare a malincuore, come tanti, il proprio Paese perchè non gli garantiva una possibilità di futuro solido. Anche lui lascia un appello ai giovani: “Non venite in Albania per cercare lavoro perché non troverete ciò che cercate, venite per crearlo e per sviluppare sempre più nuove imprese”.

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