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Ave Caesar: la boutique delle start up italiane nel cuore di Tirana. Parla il fondatore e amministratore Cesare Labianca

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Parla il fondatore e amministratore Cesare Labianca: “Trasformiamo l’idea del cliente in piani di business presso le banche e istituzioni finanziarie”

Cari Lettori di Perqasje – Approcci italo – albanesi, oggi siamo qui alle Twin Towers, nel cuore del boulevard centrale di Tirana, nell’ufficio di vetro al secondo piano della torre centrale in compagnia del team di lavoro del Gruppo Caesar. Un nome molto importante e impegnativo per una missione che lo è altrettanto: fare impresa per creare impresa. Eccoci a colloquio con i fondatori e gestori di questa realtà dove, per chi entra per ottenere informazioni e prime consulenze, la prima impressione – subito dopo confermata dai fatti – sono la grande professionalità e accoglienza del titolare e dei collaboratori e la pila dei dossier finora redatti per scrivere e presentare il business plan di ciascuno degli imprenditori agli esordi in Albania o che esordiranno presto. Aziende spesso molto importanti e già conosciute e radicate in Italia e interessate a organizzare un progetto di sviluppo nel Paese delle Aquile, e con loro anche tante start up che necessitano di trasformare il proprio business plan, all’inizio magari un’idea di impresa, in un progetto dettagliato, presentabile e dunque finanziabile. “Perché noi ci proponiamo come gestori e coordinatori dei progetti d’impresa, presso le Istituzioni bancarie e finanziarie operanti in Albania, garantendo serietà professionale e allo stesso tempo richiedendola a coloro che manifestano la volontà di investire qui. Il progetto e la capacità di investimento sono i punti di partenza, noi creiamo le condizioni per un punto di arrivo di successo imprenditoriale”, premette Cesare Labianca fondatore e amministratore di quella che egli stesso definisce la “Boutique delle start up” alla quale abbiamo fatto visita per l’intervista.

Vogliamo presentarci ai nostri lettori?

“Buongiorno a Voi, sono Cesare Labianca e da tre anni oramai sono presente in Albania con un gruppo di professionisti. Nel nostro settore siamo investitori, quindi consulenti, e crediamo molto nel progetto Albania dove siamo impegnati a portare aziende italiane e imprenditori italiani in questo Paese interessante e strategico per un investimento a medio lungo termine”.

Avete detto che siete qui oramai da tre anni. Qual è il Vostro bilancio, alla luce anche del fatto che sempre più imprese italiane hanno espresso il desiderio o l’interesse a prendere in considerazione l’Albania come destinazione?

“L’esperienza è sicuramente positiva, anche se va detto che in Albania e nei nostri uffici si presentano sia coloro che effettivamente sono imprenditori, sia chi invece si crede impresario e pensa che venire qui sia un gioco. Occorre premettere questo per gestire poi le fasi successive selezionando i primi rispetto ai secondi”.

I dati in Vostro possesso dicono che all’inizio avete registrato un autentico boom di richieste da parte di imprese italiane, boom che più recentemente si è un po’ stabilizzato. Ciò è legato a questioni più riferibili all’Italia che all’Albania?

“I numeri restano anzitutto molto positivi. I dati che abbiamo parlano di un andamento crescente di aziende dall’Italia fino al 31 dicembre scorso, poi da gennaio di quest’anno l’incertezza politica italiana ha portato diverse imprese a restare in attesa di quel che potrà accadere in Italia per poi operare di conseguenza questa o quella scelta di gestione e di investimento”.

Intanto su quali settori state lavorando di più? Che cosa consigliereste a chi per la prima volta si affaccia al mercato albanese?

“Anzitutto l’Albania deve essere valutata perché è un Paese con indicatori economici generali e settoriali in crescita e destinati a rimanere tali negli anni a venire. In diversi ambiti economici e produttivi, poi, la concorrenza ancora oggi ridotta in molte categorie di attività fa sì che si possa avviare e sviluppare un progetto aziendale in grado di offrire molte soddisfazioni in termini di mercato. Dove, possiamo sintetizzare per esempio nella produzione di cibi, nei prodotti per la meccanica e l’edilizia e nel tessile, dove la preparazione tecnica di base della manodopera albanese e la disponibilità di materie prime e risorse naturali permettono ottimi risultati produttivi e commerciali. Insomma, tutti i settori che hanno a che vedere con attività manifatturiere concrete, dal food all’automotive al textile, hanno ottime possibilità di affermazione appunto se sostenute da un progetto professionale bene organizzato e strutturato”.

Parliamo quindi di settori specifici come edilizia e agricoltura, che sono quelli più noti e interessanti.

“Il settore delle costruzioni offre opportunità di sbocco molto significative per tutta una vastissima galassia di indotto artigianale e industriale made in Italy, dai profilati in alluminio agli infissi, dalla pavimentazione all’elettronica per la casa. Sul capitolo agricolo e agroalimentare, come dicevo, le opportunità esistono se si entra nella prospettiva di un settore che, soprattutto per quanto attiene alla produzione rurale e alla componente di allevamento e zootecnica, offre benefici nel medio periodo e che, a livello preliminare, può esprimere delle occasioni di business per le aziende specializzate in impianti e macchinari e in servizi per aumentare il livello di modernizzazione e di produttività dell’ambito cosiddetto “primario”. Il ragionamento è più di filiera se si vuole ragionare in termini di business e di capacità di ottenimento e utilizzo dei fondi nazionali e internazionali disponibili in agricoltura. Altro conto è invece quello di aziende specializzate nella trasformazione dei prodotti agricoli già esistenti per arrivare ai cibi finali da commercializzare. Fasi differenti con tipologie di aziende autonome nelle caratteristiche e nel tipo di progetto di sviluppo da organizzare”.

In Italia è iniziata la fase di formazione di un nuovo Governo. Questo potrebbe influenzare la tendenza delle imprese italiane a continuare a scegliere l’estero e l’Albania?

“Dopo l’incertezza politica, come la storia insegna, la vita riprende il proprio corso, e quindi è da prevedere un rilancio degli investimenti italiani all’estero. Non va dimenticato che qualsiasi Governo italiano applica leggi e vincoli che sono oramai europei, dal punto di vista non solo fiscale ma anche bancario, e questo mette un Paese come l’Albania in una condizione competitiva indubbia e concreta destinata a proseguire. Parliamo di uno Stato prossimo all’Italia ma non facente ancora parte dell’Unione europea e non vincolata agli accordi di Basilea o alle centrali di rischio e ciò garantisce dei buoni margini di sviluppo pluriennali”.

Veniamo al discorso burocrazia e “informalità”. Sono fattori che anche qui possono incidere sull’arrivo delle imprese in Albania?

“Va premesso che le aziende italiane sono abituate a operare in contesti burocratici e fiscali molto complessi, e quindi in Albania, all’interno di un piano di business ben strutturato e ordinato, le possibilità di dialogo con le pubbliche amministrazioni si semplificano parecchio. Relativamente al capitolo finanziario, i titoli utilizzati sono i bonifici e il contante, dunque non gli assegni o le carte di credito generalmente”.

Come nasce un business plan?

“Per le piccole e medie aziende, il piano di sviluppo nasce dall’idea del cliente, al quale sottoponiamo un questionario con 25 domande in cui cerchiamo con lui di dettagliare il progetto da presentare alla Banca e all’Istituzione finanziaria. Gestiamo i progetti, non direttamente le risorse, e questo garantisce la serietà nostra e di chi a noi si rivolge”.

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