Home Approccio Italo Albanese +Europa: il contesto politico e le prospettive.

+Europa: il contesto politico e le prospettive.

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di Lorenzo Strik Lievers,

Riflettendo sulla complessa questione dello statuto di + Europa mi viene fatto di allargare preliminarmente il discorso a quello degli indirizzi politici, delle mete che dobbiamo darci. Mi sembra più che mai chiaro, in effetti, che ogni discorso sullo statuto e sull’organizzazione di + Europa debba essere funzionale e conseguente alle ipotesi politiche e alle volontà politiche.

Occorre, allora, muovere da due premesse.
La prima e principale: la situazione è oggi radicalmente mutata rispetto a quella e a quelle che abbiamo conosciuto fin qui,e questo richiede visioni e forse anche riflessi diversi da quelli che ci hanno animato in passato. E’ tutto il sistema politico in cui ci siamo mossi finora ad essere stato cancellato. Gli italiani oggi si affidano a due forze che, in modi diversi fra loro, esprimono e veicolano sfiducia o rifiuto , e comunque negazione, della civiltà democratico-liberale. Ciò in un contesto europeo e mondiale percorso da fenomeni in definitiva di questo stesso segno, con i pericoli a tutti evidenti. Il nostro non è stato un “ordinario” insuccesso elettorale di una forza che per entrare in parlamento avrebbe dovuto arrivare al 3%, e invece si è fermata un po’sotto: è stato un momento di una generale disfatta della democrazia liberale. Se è così, il problema per noi – almeno, io così sento e penso – non è come riuscire a cavarcela meglio la prossima volta, alle europee o alle politiche, ma se e come essere in grado di dare un contributo efficace a resistere a questo “vento della storia” e magari a rovesciarne il corso. Ragionare altrimenti , a mio avviso, sarebbe equivalente all’atteggiamento di chi, nell’Italia del 1924 o magari nella Germania del 1933, si fosse proposto l’obiettivo di qualche eletto in più per una piccola forza politica democratica alle successive elezioni.

Seconda premessa. Ragionando sul quadro presente, ossia sulla permanenza dei tre blocchi attuali, sulle regole elettorali oggi vigenti e su una + Europa grosso modo fondata sulle sue forze quali oggi sono, è ragionevole supporre che alle prossime prove elettorali ci troveremmo in condizioni più difficili che alle scorse elezioni. In questa campagna elettorale abbiamo potuto giocare su una diffusa e ben motivata convinzione fra gli elettori che fosse possibile-probabile per noi superare la soglia; che quindi + Europa offrisse una via efficace a chi voleva battere populisti e sovranisti attraverso un voto più persuasivo che quello al PD, ma pur sempre nello schieramento con il PD. In base agli elementi oggi disponibili, difficile immaginare che si ripeta qualcosa del genere, che cioè agli elettori appaia probabile che superiamo il 4%; avremmo dunque contro il fattore “voto utile”. Per motivi analoghi sembra difficile che possiamo ricevere un sostegno finanziario come quello ottenuto questa volta; quindi, campagna elettorale senza mezzi. Se poi non si potrà neppure avere l’essenziale richiamo del nome di Emma Bonino nel simbolo…. Nel caso infine di elezioni anticipate, oltre a queste medesime difficoltà avremmo lo scoglio presumibilmente insuperabile delle firme da raccogliere, e l’impossibilità tecnica di rinnovare il collegamento con il PD, vista la nota impraticabilità del collegamento fra una lista che deve raccogliere le firme e una che ne è esentata.

Entrambe queste premesse conducono a una medesima conclusione: che per + Europa da un lato non ha senso e dall’altro è probabilmente impossibile lavorare nell’ottica e con l’obiettivo di “andare un po’ meglio” alle prossime elezioni superando la soglia di sbarramento. (Quello che invece, in altri tempi e in altri contesti, poteva essere la via maestra per forze come la nostra).

Inutile aggiungere che se queste difficoltà e questi problemi si pongono per +Europa, a tanto maggior ragione e tanto più si porrebbero per ciascuna delle forze che le hanno dato vita. Radicali Italiani, per limitarmi al caso che mi riguarda più da vicino, palesemente non ha alcuna possibilità di porsi come forza politico-elettorale autonoma. E in effetti, non a caso, da molto non ha un suo progetto politico, una sua proposta e strategia politica generale “di schieramento” come un tempo sapeva e poteva averla il Partito Radicale, pur nelle sue limitate dimensioni. Ma si era, appunto, in un tutt’altro sistema politico.

Quello che occorre, in Italia e per l’Europa, è che si avvii il processo di formazione non di un piccolo partito di opposizione ma di una grande forza capace di creare ed essere un’alternativa di segno e direi di civiltà democratco-liberale rispetto al vero e proprio processo di mutazione antropologica che le ultime elezioni hanno rivelato. “Vaste programme”, certo, secondo la celebre formula di De Gaulle; e un tantino smisurato per noi oggi. E va bene. Ma resta il fatto che la necessità è questa, e + Europa ha senso e utilità se riesce a essere un soggetto attivo in questa direzione.

Alcuni numeri per farlo, se non altro, li ha. E’ l’organizzazione che prima e più di ogni altra ha capito che la partita si giocava e si gioca sul terreno dell’Europa, e che occorre parlare all’opinione pubblica e agli elettori un linguaggio di verità contro le demagogie correnti. E’ su queste basi che si è conquistata credibilità; certo in ambiti ancora limitati, ma pur significativi e socialmente e culturalmente rilevanti. Di qui si può partire: chiamando a raccolta, a elaborare, a pensare, a preparare con noi. Questo oggi mi sembra il punto. Quali siamo, e come siamo, per le ragioni che accennavo abbiamo il fiato troppo corto, penso. Ma possiamo essere credibili come punto di raccolta anche di altri che condividano il nostro punto di vista sulla direzione in cui occorre muoversi. E’ la carta che, mi sembra, possiamo e forse allora dobbiamo giocare.

Se è così, ne consegue innanzi tutto che sarebbe un suicidio politico per tutte e per ciascuna delle componenti di + Europa lasciarla cadere. Al di fuori della ricerca della costruzione di un’alternativa di civiltà e valori che senso e che prospettive avrebbero, per fare l’esempio più chiaro, le battaglie tradizionali dei radicali? E’ immaginabile che in un parlamento al 60-70% di umori grillini e/o salviniani trovino un ascolto e un’interlocuzione come nella prima o nella seconda repubblica le iniziative sull’amnistia, sulla giustizia, sull’immigrazione o sulla giustizia internazionale? E quale funzione, allora, per il movimento Radicali Italiani se non inserito in uno schieramento come quello che dicevo? (Sia detto fra parentesi: il discorso vale anche per quei radicali del PRNTT e della Lista Pannella che, invitando “i nostri” a non votare hanno fatto quel che potevano per contribuire a far trionfare gli antieuropeisti, antiliberali e antiradicali). Seconda conseguenza: nel darsi il volto con cui proporsi, a partire dalle sue regole, dal suo statuto, +Europa deve essere ed apparire il più possibile aperta , accogliente, coinvolgente.

Credo valga la pena, in questo senso, di valutare a fondo quanto possa essere ripreso dei motivi ispiratori di quello statuto del 1967 del Partito Radicale che era stato pensato proprio come un modello – profondamente altro rispetto ai modi d’essere degli altri partiti – e come indicazione di una via da seguire per l’intera sinistra se avesse voluto unirsi rinnovandosi in modo da potersi proporre come una valida alternativa democratica: un modello che consentisse di federare forze diverse, secondo il principio dell’ “unione laica delle forze”, e che inverasse in sé i principi di una democrazia liberale. Il tema, intanto, della non esistenza di una disciplina di partito: quella che concepisce la militanza politica secondo le forme e l’etica della disciplina militare. In quello statuto si diceva che era vincolante solo ciò che il congresso decideva a maggioranza qualificata dei 2/3 (cioè solo quello su cui quasi tutti si ritrovavano); e vincolante non per gli iscritti, ma solo per gli organi del partito. Al di là di questo, ciascuno era libero di assumere, sotto la propria personale responsabilità, le posizioni che credesse. E comunque, era esplicitamente previsto che non esistesse alcun vincolo politico di partito per i parlamentari, rappresentanti non del partito ma della nazione, giusta la definizione costituzionale. Importante tutto ciò da ribadire, sia all’atto pratico e in principio per rendere possibile la compresenza di persone e forze di provenienza e ispirazioni diverse, ma riuniti intorno ad alcuni ben definiti obiettivi comuni. E per rappresentare con evidenza il polo alternativo ai principi al fondo antiliberali e in sostanza di democrazia totalitaria che formano l’anima profonda del movimento grillino.

Per questa via ciascuna delle forze che oggi convergono o domani potranno convergere in +Europa avrà ogni spazio per mantenere ben salde le proprie caratteristiche e quelle delle sue iniziative che non potranno passare per + Europa; mentre sul terreno elettorale, se così decideranno in comune, esse opereranno come un’unica forza politica. In quali forme sarà tutto da capire e da scegliere, anche e soprattutto in ragione dell’evolvere della situazione. Come dicevo all’inizio, pare difficile che si possa riproporre una via di presenza elettorale come quella sperimentata in queste ultime elezioni. Ma + Europa, se non sceglierà di lasciarlo disperdere, dispone pur sempre di un patrimonio politico che più che mai può rivelarsi prezioso. E’ la forza che più di ogni altra, e con più coerenza, e con maggiore credibilità, propone il tema dell’Europa come luogo della sfida democratico-liberale. Se il PD vorrà e saprà assumere esso questo motivo come asse della propria ricostruzione, o magari senz’altro ricostituzione; se in qualche modo sceglierà di rifondarsi per fare qualcosa di simile a quel che Macron ha saputo fare in Francia, allora sarà naturale un incontro che porti + Europa a essere partecipe di questa impresa in vista di un’alternativa di democrazia liberale europea, rafforzando con il proprio prestigio – nelle forme che saranno possibili – lo schieramento elettorale che proporrà la sfida. Se invece il PD non saprà o non vorrà porsi su questo terreno, o si disgregherà, come anche pare possibile, + Europa dovrà porsi nelle condizioni di fungere da polo di aggregazione delle energie che in Italia la battaglia vorranno condurla. Non per testimoniare, ma per costruire una possibilità di vittoria.

La prima condizione, evidentemente, è che + Europa riparta di slancio. Lavorando a partire dall’ipotesi di statuto proposta da Olivier Dupuis, avvalendosi delle preziose proposte di Gianfranco Spadaccia credo si possa tracciare un percorso che anche gradualmente ci conduca a darci un’organizzazione e regole adeguate. I problemi da risolvere non mancano: per citarne uno solo, come assicurare in + Europa una presenza corrispondente al suo ruolo politico alla essenziale componente del Centro Democratico, che non è organizzato con un sistema di iscrizioni simile a quello di Radicali Italiani e Forza Europa. Ma per questa e per le altre questioni aperte, si tratta innanzitutto di volontà e di intelligenza politiche.

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