Home Approccio Italo Albanese Il capitalismo albanese ritorna al chiosco! Di Carlo Alberto Rossi

Il capitalismo albanese ritorna al chiosco! Di Carlo Alberto Rossi

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Il chiosco e’ stato un vero e proprio modello economico nell’Albania della prima meta’ degli anni 90: all’inizio erano i cittadini disoccupati che chiedevano ai municipi una licenza per mettere un chiosco in qualche aiuola, o giardino o piazza delle citta’ albanesi, e con pochissimi soldi costruivano una baracca per vendere sigarette e dentifrici, giusto per avere un minimo reddito da un commercio poverissimo, poi, mese dopo mese, queste baracche sono diventate sempre piu’ numerose, sempre piu’ grandi e sempre piu’ lussuose, ospitando servizi sempre piu’ complessi, dal piccolo commercio, al barbiere o il riparatore di accendini, fino al ristorante o al club notturno.

Tirana in particolare e’ stata sommersa di chioschi in costante espansione, dal Parco Rinia, alle sponde del Lana, in ogni spazio verde o anche cementato, una selva di chioschi, ha cominciato a svilupparsi e a crescere in larghezza e in altezza, man mano che l’attivita’ generava qualche surplus da destinare agli investimenti. Quella che doveva essere una soluzione mobile e temporanea ha messo radici, e si e’ sviluppata come una vera e propria ondata di costruzioni abusive.

Gia’ nel 1996 a Tirana esistevano chioschi a tre o addirittura quattro piani, con lussuosi ristoranti, dalla gestione dei quali sono usciti alcuni dei protagonisti della vita economica albanese successiva, commercianti, importatori, costruttori, molti neocapitalisti sono nati, o hanno creato il loro capitale iniziale, in un chiosco piu’ o meno abusivo, e alcuni di loro hanno continuato a crescere fino a diventare gli oligarchi attuali.

Quando Pandeli Majko arrivo’ al governo nel settembre 1998 il centro di Tirana sembrava Disneyland, con i chioschi piu’ fantasiosi, dalla balena con l’enorme bocca aperta, a castelli di vario tipo fino ad arrivare al mitico Bar West nel parco Rinia, dove si riunivano quasi tutti i giornalisti albanesei, presto diventato una torre di cristallo di vari piani d’altezza.

Majko fu il primo a comprendere che tutto questo rendeva semplicemente ridicola la capitale dell’Albania e all’inizio di gennaio del 1999 comincio’ a rimuovere i chioschi in Piazza Skanderbeg, ma lo scoppio della guerra del Kosovo lo devio’ su temi piu’ importanti e l’iniziativa rimase confinata.

Quando Rama divenne sindaco riprese il tema e scateno’ l’inferno, convocando all’azione gratuita tutte le principali imprese di costruzione, e presto tutti i chioschi del Parco Rinia e del Lungo Lana vennero rimossi o abbattuti.

Ma i matrimoni delle logiche del potere con quelle economiche in Albania spesso figliano un abuso, e l’incontenibile energia che aveva reso possibile la “chioschizzazione” abusiva di Tirana, si rivolse presto al business della costruzione, spesso altrettanto abusiva, di palazzi di molti piani, piu’ tardi brillantemente descritta come la logica “un palazzo, un voto”.

Dopo una lotta, in verita’ poco risoluta, di piu’ di dieci anni contro le costruzioni abusive, l’aggressivo capitalismo albanese, nato dai molti chioschi e dai troppi contrabbandi, ha cominciato ad avere ben altre aspirazioni che non quella di costruire palazzi, dedicandosi alla costruzione di centri commerciali, di villaggi turistici, di concessionarie d’auto, di idrocentrali, di pretenziosi alberghi, per arrivare infine alla massima sfida ipotizzabile e di vero livello europeo: la telefonia mobile.

Sotto la guida del piu’ illuminato e ricco imprenditore e lobbista albanese, un manipolo di eroi del nuovo capitalismo ha sommato i propri capitali, di origine non sempre chiara, per una sfida degna dell’Europa contemporanea, la creazione del quarto operatore di telefonia mobile, con lo scopo mai dichiarato di rivenderlo presto con profitto ad uno dei grandi operatori continentali. Ma nessuno degli operatori europei e’ caduto nella trappola e i presuntuosi speculatori albanesi sono rimasti con il cerino in mano.

Dopo alterne vicende giudiziarie e molte perdite, uno alla volta i grandi capitalisti sono usciti dal gioco, spesso con le ossa rotte, avendo dovuto garantire personalmente alle banche i debiti della compagnia, e oggi la compagnia e’ di fatto fallita e comunque non opera piu’: la leggenda metropolitana del quarto operatore della telefonia mobile e’ evaporata insieme a parecchie decine di milioni e ad un’altra leggenda metropolitana, quella dell’infallibile business albanese capace di affrontare qualsiasi sfida, se solo avesse i capitali necessari.

Oggi due tra i protagonisti principali sopravvissuti a quell’avventura, dopo essersi leccati le ferite, sono tornati ad aggredire il mercato e si confrontano in un mercato forse a loro piu’ adatto: quello dei chioschi.

La brillante intuizione e’ venuta per prima alla vedova di “Tani i Topit”, tra i principali ex azionisti di Plus, evidentemente a disagio nel business di famiglia della televisione, messa all’angolo di fatto, non disponendo piu’ delle necessarie capacita’ di pressione, nell’altro business di famiglia del caffe’, la Signora ha deciso di sfruttare l’amicizia con il Sindaco per avere una concessione per mettere molti chioschi lungo le principali strade di Tirana, per vendere sigarette e snacks fino ad allora monopolio di poveri ambulanti, presumibilmente destinati ad essere debellati a suon di multe dalla Polizia Municipale.

Ma l’imitazione e’ uno dei meccanismi piu’ efficaci nel business albanese, e subito un suo ex collega dell’avventura di Plus, vero campione della distribuzione di sostanze stimolanti (Red Bull, Ama Caffe’), ha capito che quella era la “nuova frontiera”, e memore degli anni migliori della sua gioventu’, passati nelle strade di Vienna non si sa bene a fare cosa, ha deciso di aprire una catena di chioschi “Wiener Wurst” dove mescere kasekrainer, bratwurst e weisswurst arrostiti e infilati in un panino con senape o ketchup, il tipico “hot dog” nella maniera viennese.

Al Sindaco deve essere sembrata una buona idea, forse per dare una giustificazione ad una qualche imminente operazione immobiliare nell’unico parco centrale di Tirana, e nel giro di pochi giorni eleganti chioschi in alluminio brunito hanno occupato alcuni angoli strategici del passeggio di Tirana, intralciando il marciapiede con tavolini inox mal montati, ma pronti a sfamare i passanti di orientamento alimentare mitteleuropeo.

Di nuovo, rispetto alla vecchia battaglia tra chiosco e chiosco, c’e’ che le due catene apparentemente concorrenti in realta’ non si fanno alcuna concorrenza, una vende sigarette, bibite e cibo confezionato, l’altra bevande energetiche, birre, caffe’ espresso e cibo cucinato sul posto. La concorrenza rimane solo sulle locations, per ottenere dal Sindaco le posizioni migliori.

Ma i prezzi sembrano piuttosto esagerati: 490 lek (nuovi) per un bratwurst o un kasekrainer, presumibilmente prodotti a Korce con carne importata dal Brasile, da consumare in piedi in mezzo alla strada, fanno dubitare che la clientela target sia esclusivamente quella dei lussuosi ristoranti del centro, oppure che l’oligarca abbia perso del tutto il contatto con la realta’ albanese, oppure che voglia semplicemente giustificare flussi di contante.

Quindi il nuovo terreno di confronto, la nuova moda imprenditoriale, che inevitabilmente finira’ per coinvolgere ancora una volta tutti i tycoon albanesi e’ presto individuata, e rappresenta un vero e proprio regresso culturale, invece di investire in business utili anche alla societa’, che magari esportano o producono qualche effetto positivo, aggiungono qualche nuovo servizio al mercato, o almeno impiegano qualche laureato, i campioni del capitalismo nostrano sono tornati alle origini: dal chiosco erano partiti e, alla fine della fiera, al chiosco sono tornati./exit.al

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