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La società arcaica albanese prima del sistema comunista…

Parte dell’intervento di Sonila Allushi al Convegno “La tratta degli esseri umani: politiche di contrasto del fenomeno e di tutela delle vittime” ancora in atto a Torino.

La società arcaica albanese prima del sistema comunista… I cambiamenti che questo sistema cercò di portare per l’emancipazione rapida delle donna e l’eguaglianza dei diritti per decreto, ma che non garantì l’eguaglianza nella quotidianità, in un paese dove il maschilismo rimase regnante.

Le mutate condizioni politiche, la fuga dal caos e dalla miseria, le restrizioni imposte dai Paesi occidentali all’ingresso degli stranieri sul proprio territorio che costrinsero moltissimi migranti albanesi a ricorrere alle organizzazioni criminali.

La fragilità delle strutture statali albanesi, la connivenza tra istituzioni pubbliche e reti criminali, l’alto livello di corruzione, sono tutti elementi che hanno rappresentato il terreno ideale di coltura per il crimine della tratta albanese con sfruttamento coatto (a scopo di avviamento alla prostituzione) che si è acutizzato negli anni 1992-2000.

La nuova legislazione del 2001 che finalmente comprendeva questo tipo di reato in una Albania che iniziava a prendere in considerazione più seriamente la tragicità del fenomeno.

La “Strategia nazionale per la lotta ai traffici illeciti di persone” che il governo albanese formulò sempre nello stesso anno in collaborazione con il Ministero della Giustizia, il Ministero degli Esteri, i Servizi Segreti, i partner stranieri come IOM, UNHCR, OSCE, Save the Children, ecc, che mise in atto forme di prevenzione e blocco del traffico di persone, di protezione e assistenza, fece in modo che le forze della polizia albanese riuscissero ad arrestare centinaia di persone coinvolte sottraendo a questo traffico centinaia di donne.

Le tante iniziative del governo albanese in collaborazione con le ambasciate occidentali per incoraggiare le vittime a denunciare inserendole in un programma di protezione. La presa di coscienza delle donne stesse su quello che succedeva a molte loro connazionali in Italia e lo sviluppo sociale ed economico del paese, portarono a definire tale fenomeno in fase decrescente rispetto ad altri Paesi Balcanici.

Sicuramente possiamo parlare oggi di una situazione molto migliorata, sopratutto riguardo allo sfruttamento caratterizzato dalla violenza, ma i dati non sono ancora confortanti: circa il 10% della prostituzione delle donne straniere in Italia riguarda le ragazze albanesi, ricordandoci che tale piaga sociale, ha ancora una lunga strada da fare verso la guarigione.

Ma oltre a tutti gli studi e i progetti antitratta, che sicuramente stanno ottenendo buoni risultati, rimane la grande necessità di affrontare meglio il problema alla radice: fondamentale la sensibilizzazione e l’informazione per gli uomini che comprando il sesso da queste ragazze, contribuiscono a schiavizzare queste donne e a incrementare le organizzazioni criminali.

Ricordiamoci che per 100 schiave di sesso abbiamo circa 1000 uomini-clienti i quali sono per lo più mariti, padri di famiglia, professionisti…!

Urge salvare queste donne, ma bisogna salvare anche questi uomini.

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