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Per i lettori di Approccio Italo Albanese intervistiamo il candidato al Parlamento italiano per il centrodestra per il collegio Europa, Massimiliano Codoro

Lei e’ un imprenditore, vuole dirci cosa spinge un imprenditore a candidarsi alle elezioni Parlamentari nel collegio dove votano gli italiani residenti in Europa?

Il mio lavoro di imprenditore presente su piu’ mercati europei mi ha messo in contatto con tante situazioni, sia di imprese complessamente organizzate che con tanti piccoli imprenditori emigrati, in particolare nel settore HORECA, e credo di poter fare qualcosa per loro e per la penetrazione commerciale dell’Italia all’estero. Abbiamo in Europa decine di migliaia di persone con straordinarie capacita’ e relazioni sul territorio che vengono dimenticate e saltate dai canali commerciali tradizionali: e’ un grande peccato e un grande spreco e invece puo’ e deve essere una grande risorsa.

Cosa pensa il candidato Massimiliano Codoro del problema dell’assistenza sanitaria e dell’acquisto medicine in Italia per i residenti all’estero? Qui in Albania il problema e’ molto sentito.

Dovremo fare qualcosa per l’assistenza sanitaria agli iscritti AIRE, che oggi in Italia non possono nemmeno acquistare le medicine pagandole senza dover pagare una visita medica. Anche per questo molte persone che lavorano in Albania non si iscrivono all’AIRE. Se penso alle condizioni della sanita’ albanese e al mercato dei farmaci albanese, mi sembra evidente che dobbiamo introdurre qualche modifica al sistema: tantissimi albanesi utilizzano per vie traverse il Servizio Sanitario Nazionale Italiano ricevendo cure o medicine gratuite tramite i parenti in Italia, e un cittadino italiano (che sia italiano o albanese di nascita, non fa’ differenza) che vive e lavora in Albania non puo’ accedere legalmente al servizio.

Quello che ha senso per chi risiede in Germania o in Francia, non e’ altrettanto giustificato per chi risiede in Albania.

Un tema che anima le discussioni degli italiani in Albania e’ sicuramente la difesa e la diffusione della lingua italiana . . .

La diffusione della lingua italiana e’ un impegno che dovremmo sottoscrivere tutti, in particolare in paesi come l’Albania dove l’italiano per molti e’ stato un grande strumento per avere opportunita’ di lavoro, e dove tutto un sistema culturale, educativo e scolastico non offre opportunita’ culturali adeguate.

Dobbiamo realizzare interventi piu’ innovativi, basti pensare all’uso della televisione del servizio pubblico, che potrebbe beneficiare di maggiori fondi in cambio di accordi di ritrasmissione sulle televisioni albanesi delle sue produzioni, almeno quelle a carattere culturale ed educativo, oppure ancora meglio, date le caratteristiche dell’Albania, ritrasmettere il segnale in chiaro per tutto il palinsesto, ma questo crea complessi problemi con i diritti d’autore e richiede una analisi approfondita.
Discorso ancora piu’ importante e’ quello della scuola italiana, la cui evidente assenza in Albania mi sembra inaccettabile. Vedo ogni genere di scuole turche, ma so di migliaia di albanesi che vengono a studiare nelle universita’ italiane. Un paese flessibile ed intelligente dovrebbe pensare come usare i fondi a disposizione per sviluppare questa presenza nel sistema educativo, sia per i figli degli italiani che lavorano in Albania che soprattutto per i figli degli albanesi che ancora guardano all’Italia coma ad un grande paese.

Invece di mettere fondi di cooperazione a finanziare infrastrutture che finiscono appaltate a costruttori locali nascosti dietro a qualche ONG o qualche grande impresa italiana che presta i suoi documenti, usiamo queste risorse per fare e gestire scuole italiane.

Ci vuole dare la sua opinione di uomo politico e di candidato della lista di centrodestra sulla Cooperazione Italiana allo Sviluppo e sull’uso dei fondi italiani per l’aiuto all’Albania?

Il sistema di Cooperazione allo Sviluppo e’ ancora oggi legato a concetti che non si adattano ad una realta’ di forte interscambio di emigrazione come quella albanese. L’Italia e’ un paese che produce cultura, gusto e piccola impresa di qualita’, questo e’ quello che imparano gli albanesi che vengono in Italia, questo e’ quello che esportano gli italiani che vengono a lavorare in Albania, questo e’ quello che esportano le aziende italiane in tutto il mondo. I fondi della cooperazione allo sviluppo dovrebbero essere usati per incentivare l’insediamento e lo sviluppo delle aziende italiane, in particolare in un paese come l’Albania, privilegiando i soggetti imprenditoriali italiani, e non penalizzarli o addirittura escluderli, come invece succede ora con il progetto di sostegno alle Piccole e Medie Imprese, di fatto riservato agli imprenditori albanesi.

In questo ovviamente includo tutti quegli albanesi con il passaporto italiano che hanno deciso di ritornare in Albania, loro sono una nostra ricchezza nazionale, un vero investimento sulle risorse umane, che molto puo’ dare anche allo sviluppo economico e sociale dell’Albania.

La comunita’ italiana in Albania, che siano nati in Italia o in Albania, dovrebbe essere il vero punto di attenzione delle nostre politiche commerciali e di sviluppo, che invece oggi sono ancora impostate con logiche adatte a paesi lontani e con scarse interazioni, piu’ orientati a vendere qualche impianto che a strutturare una presenza stabile e positiva.

La comunita’ italiana in Albania e’ impressionata dallo sviluppo avuto dalla coltivazione della cannabis e dal suo traffico con la malavita organizzata italiana. Cosa si puo’ fare per limitare lo sviluppo della criminalita’ italoalbanese?

C’e’ un aspetto della convivenza italo albanese che molto mi preoccupa come cittadino, e cioe’ il pendolarismo criminale in Italia di molti giovani albanesi che vengono a delinquere in Italia per il tempo permesso loro dagli accordi Shengen, poi rientrano in Albania in attesa di ripartire dopo qualche mese, e dall’altra parte il continuo arrivo in Albania di italiani semi clandestini, non registrati all’AIRE, e spesso impegnati in attivita’ poco commendevoli.

Questo tipo di criminalita’ “soft” danneggia in particolar modo tutti quei cittadini, albanesi o italiani, regolarmente immigrati in Italia o in Albania, che chiedono solo di poter lavorare onestamente e crescere i loro figli nella societa’ di cui hanno deciso di fare parte. Per questo le autorita’ di Polizia italiane ed albanesi devono fare qualcosa di piu’, per impedire che molti giovani albanesi abbandonino il mercato del lavoro albanese in cerca di facili ed illeciti guadagni in Italia, e per impedire in Albania lo stabilirsi di una economia del malaffare, perche’ questo alimenta in Italia la leggenda dell’Albania “terra di criminali” e in Albania la leggenda degli “italiani mafiosi”, con costante danno all’immagine dei due paesi e delle due comunita’ di emigranti.

Mancano dati precisi in proposito, ma il numero delle famiglie miste e degli albanesi con passaporto italiano presenti in Albania e’ sempre in crescita, lei come valuta questo fenomeno da un punto di vista politico?

Loro sono, insieme alle imprese italiane che operano in Albania, il vero contributo italiano allo sviluppo della societa’ albanese e per loro mi impegno a mettere in atto tutti i provvedimenti di legge che possano servire ad aiutare la loro “missione”. Penso alla possibilita’ di mandare il loro figli a studiare in Italia, magari con borse di studio legate al merito, alla possibilita’ di mantenere un qualche accesso al servizio sanitario italiano, ad agevolare il ricongiungimento delle pensioni e delle famiglie, ad agevolare le pratiche di stato civile, e a tutte quelle cose che il nostro ordinamento non prevede perche’ pensato per situazioni molto diverse, spesso rese superate da una diversa e piu’ moderna concezione della mobilita’ e della vita in generale.

Lei e’ stato il solo, oltre all’on. Garavini del PD, a visitare anche l’Albania, come mai?

La vera battaglia elettorale si gioca nel nord Europa, in Germania, Belgio, Francia e Inghilterra, dove gli elettori italiani residenti sono tantissimi, ma l’Albania e’ una terra vicinissima all’Italia e la presenza italiana qui e’ molto diversa da quella che per esempio possiamo trovare in Belgio: la sono soprattutto pensionati e loro discendenti ormai integrati, qui in Albania l’elettorato italiano e’ composto da due grandi gruppi del tutto nuovi nel panorama dell’emigrazione italiana.

Qui ci sono molti piccoli imprenditori, gente intraprendente emigrata da poco, e anche un folto gruppo di albanesi che hanno meritato il passaporto italiano e poi sono reimmigrati in Albania a mettere a frutto quello che hanno imparato in Italia.

Loro sono il mio vero elettorato e io voglio essere il loro vero rappresentante in Parlamento, perche’ anch’io sono andato in giro per il mondo a portare il “Made in Italy” e il gusto italiano, e poi l’Albania e’ una terra interessante, vicina anche culturalmente, e con tanta energia e voglia di crescere, li ho tanti amici locali, e ogni preferenza e’ utile . . .

Auguri al candidato, e speriamo che una volta eletto l’Albania possa avere un amico in piu’ nel nuovo parlamento italiano.

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