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L’italiano è scomparso dalla televisione albanese, si trasmettono telenovelle turche! On. Ledi Shamku: questo non va bene.

Artur Nura: Un caro saluto agli ascoltatori di Radio Radicale, a cui propongo per la rubrica Albania Italofona un’intervista con l’onorevole Ledi Shamku. Grazie per aver accettato quest’intervista.                                        In Lingua Albanese

Ledi Shamku: No, grazie a voi dell’invito.

Nura: Parliamo della realtà italo-albanese, sia dal punto di vista culturale che economico e politico. Per iniziare, lei sta tenendo lezioni nelle università italiane?

Shamku: Sì, a partire dall’anno scorso, grazie all’appoggio e al grande interesse dell’Università di Bologna, abbiamo aperto il seminario di lingua e cultura albanese, tenuto da ottobre fino alla fine di dicembre. Ci fu per me una grande sorpresa perché i ragazzi che partecipano a questo seminario di lingua e cultura albanese erano ben trentadue, di cui trenta italiani e due albanesi ma di seconda generazione che avevano un po’ perso la lingua, capivano ma avevano difficoltà a parlare. Dopo questo seminario hanno sentito come riattivarsi la loro lingua materna, e una delle due ragazze d’origine albanese ha detto: ora devo solo trovare un fidanzato albanese e posso trovarlo perché so esprimermi in albanese. Quindi sì, è andato benissimo. Devo dire che c’era molto seminario cultura albaneseinteresse, forse più per la cultura che per la lingua. Sono rimasti affascinati dalle tradizioni ma anche dai tanti punti di incontro della cultura tradizionale albanese, civica più che altro, con quella europea. Abbiamo fatto un viaggio lungo partendo dagli illiri, all’incontro e scontro con i romani, per arrivare con il passare dei secoli fino ai giorni nostri. Senza tralasciare ovviamente quel grande vuoto in cui l’ Albania è stata assente per l’ Europa. Gli studenti pensavano fosse una dittatura, io ho tenuto a precisare che era totalitarismo, che è un po’ più pesante.

Poi, con l’occasione, sempre con l’appoggio del Comune di Bologna, la biblioteca comunale di Salaborsa ha organizzato anche una giornata dedicata alla cultura albanese. Loro dedicavano una giornata simile a tutte le minoranze non italiane presenti nel comune e ovviamente la presenza albanese è abbastanza numerosa a Bologna, quindi io ho scelto di fare un piccolo parco letterario, per presentare l’ Albania attraverso la letteratura. Abbiamo quindi fatto un piccolo parco letterario con quattro opere di Kadare, ovviamente in italiano. Ho scelto per loro di viaggiare in Albania partendo dal nord, quindi con “Aprile spezzato”, e di fare vedere attraverso gli occhi di Kadare le bellissime immagini e tutta la cultura del Nord. Poi siamo scesi fino a Kruja con “Il palazzo dei sogni”. Ci siamo fermati a Tirana con “La figlia di Agamennone” ambientato ai tempi del regime. Poi abbiamo scelto di concludere con un romanzo senza tempo, “La città di pietra”, fermandoci ad Argirocastro.  Devo dire che ho incontrato anche molti scrittori italiani interessati all’Albania,

Nura: Che avevano letto queste opere…

narazioni culturaliShamku: Che avevano letto queste opere, anzi ricordo che uno addirittura non trovava uno dei romanzi tradotto in italiano, intitolato “E penguara”, che non era uscito in italiano, e che aveva cercato e letto in inglese. Mi fece un ragionamento, una sorta di recensione, in cui vedeva in Kadare cadere un successore di Kafka.  Io rimasi ovviamente molto colpita, ma anche molto orgogliosa.

Quindi questo seminario si è concluso. L’Università di Bologna, vedendo l’interesse degli studenti ha deciso di fare un altro passo. Infatti, a partire dall’ anno prossimo non sarà più un seminario, che quindi dà solo tra crediti, ma è stato inserito nell’offerta didattica vera e propria, che significa che è una materia oramai nella facoltà.

Nura: Complimenti!

Shamku: Grazie, complimenti a loro.

renzi-rama-selfiNura: A lei ed anche a loro. Ma parliamo della realtà Italo-albanese in questi territori. Da giornalista ho sempre seguito la presenza culturale italiana, politica ed economica italiana in Albania, ma vedo che non è più come prima. Vedo anche che Roma non è molto interessata al confronto con l’Albania. ha notato lo stesso?

Shamku: Inizialmente devo dire che io sono cresciuta con questo mito dell’Italia. L’ho spiegato anche ai miei studenti che mio nonno è stato alunno di un bravo maestro piacentino. Anche se potevo svegliarmi alle sei per andare a scuola lui mi svegliava alle cinque del mattino, per sentire insieme una programma radiofonico intitolato Finestra sul Golfo, con canzoni napoletane. A casa nostra, ma anche nel quartiere, parlavano tutti italiano, tutti i miei amici lo capivano. Abbiamo addirittura organizzato nel 2000 una conferenza linguistica un po’  provocatoria chiedendo: È l’italiano una lingua straniera in Albania?  La situazione è cambiata molto. Ho un grande rimprovero per l’Italia e l’ho detto spesso anche con le autorità italiane, quelle collocate a Tirana e che hanno una veste istituzionale. L’italiano e la cultura italiana aveva ereditato qui una specie di egemonia culturale. Ci siamo spesso dibattuti se Tirana, così come la ricordavano i vecchi, avesse o meno una mentalità chiusa, ottomana. Io ho sempre contestato quest’idea.

Nura: Condivido.

Shamku: Io mi ricordo che qui tifavano tutti per l’Italia, anche i vecchi, ma anche i miei zii, chi aveva l’età degli amici dei miei zii, qui tifavano tutti per l’Italia, parlavano tutti italiano. Metà dei prestiti della vita comune ma anche degli scherzi era fondato sull’italiano. Qui la gente quasi cascava dai tetti per arrivare a captare la televisione italiana.

Nura: RAI e Mediaset dunque.

Shkamku: Sì, esatto. Almeno fino alla fine degli anni Novanta, io Tirana non l’ho mai vista come una realtà orientale.

la piovraNura: In effetti, per dare concretezza ad un’analisi passionale, come è naturale che sia, qui abbiamo seguito le produzioni di Hollywood in lingua italiana. Abbiamo trasmesso i prodotti italiani. Ma vedendo la realtà, trovo che questo posto, molto significativo nella nostra cultura, albanese ed europea, lo sta occupando un’altra cultura. Una cultura che non è italiana, né europea, ma turca. Le soap non sono più quelle italiane, non di Hollywood, ma sono turche. E secondo me portano sia la psicologia di un altro Paese non europeo, che il concetto di altre leggi, di un’altra vita che non corrisponde con quello a cui siamo abituati.

ertogrulShamku: Sì, ha perfettamente ragione, io sono molto preoccupata per questo clima instauratosi qui. Io sono mamma di tre figli. La più grande oramai ha ventiquattro anni, è nata ed ha studiato in Italia, quindi lei è salva. Gli altri due, che hanno rispettivamente quattordici e tredici anni frequentano una scuola cittadina. Non mi aspetto che venga frequentata dal fior fiore della società, ma certamente c’è un orientamento più occidentale, stiamo sempre parlando della capitale. Voglio dare delle cifre, per non parlare a vanvera. Nella classe di mia figlia sono in ventuno e solo quattro di questi ventuno non vede da mattina a sera queste soap turche, di cui non conosco neanche titoli o nomi, ma i ragazzi mi fanno nomi come Ertugrul.

Nura: Sono prodotti cinematografici che portano la storia e la cultura turca.

takim me AMAShamku: Io sono molto preoccupata di questo. C’è un ente che regola e controlla innanzitutto gli orari, perché queste soap vanno in onda a raffica, che significa a treno, vanno da mattina a sera, anzi fino alle due di notte. Io non posso lottare contro le mamme che fanno l’errore madornale di seguirle. Ma questo va bene, le mamme sono maggiorenni e vaccinate e non possiamo farci niente. Ma mi preoccupa quando tengono appresso anche i figli e soprattutto lei figlie. E quando dico che in una scuola molto occidentale del centro di Tirana, di ventuno alunni non le guardano solo quattro, significa che altri diciassette alunni guardano dalla mattina alla sera questa mentalità, questi intrighi, questa logica di un mondo che neanche ci appartiene, questo aspetto culturale che non è europeo.  Noi siamo abituati a far le cose alla luce del sole, a dire come la pensiamo, ad avere i nostri amori, i nostri affetti, a combattere con i genitori, ma questo sin dall’ età mia, quindi presumo che i coetanei dei miei figli siano ancora più liberi.

Nura: Oltre ad essere una linguista e docente, è anche una politica, si assume quindi anche una responsabilità che tocca Tirana quanto Roma. Cosa possiamo fare?

Ledi-Shamku-parlamentShamku: Infatti io ho parlato con i miei colleghi, anche se intorno al tavolo informale di un bar, dentro il Parlamento. Sì, ho parlato con i colleghi, che la pensano come me. È chiaro che un politico anche quando parla con i suoi colleghi in modo informale non è mai informale. Noi abbiamo un ente regolatore che deve seguire anche la programmazione in onda durante la giornata. Io ho intenzione di fare presente questa preoccupazione in Commissione parlamentare, in modo che queste soap non siano raggiungibili da tutte le generazioni, soprattutto dei ragazzi, non a tutte le ore.

Lo ripeto, non possiamo combattere con le mamme, ma non devono trascinarsi dietro i figli in questa storia. La storia non è stata gentile nei confronti dell’Albania. Ne ho parlato con Padre Zef quando era in vita, c’è qualcosa del mito di Sisifo in questo Paese. Appena arrivi e hai l’impressione di essere alla cima della collina subito cominci a scendere con la tua pietra sempre più in basso. Però devo dire che abbiamo una stragrande fortuna: siamo nel cuore dell’ Europa e dobbiamo aggrapparci anche con le unghie a questa posizione geografica e culturale. Non vedo come possiamo essere talmente fessi da rinunciare a questa appartenenza, non geografica ma culturale.

Chiedo anche aiuto alle autorità. Apriteci le scuole, dateci i vostri programmi. L’Albania è, o almeno lo era, un terreno fertile per far crescere il seme occidentale, è sempre stato così. Qui erano in pochissimi a guardare le televisioni slave all’epoca, la stragrande maggioranza guardava all’Italia, parlavano italiano, scherzava in italiano, cantava in italiano. Bisogna ripristinare questa realtà.

Nura: Soffermiamoci proprio su questa responsabilità italiana. Io da giornalista ho la libertà di dire la mia opinione su quello che fa l’ambasciata italiana a Tirana, che fa la Farnesina. Ovvero dei concerti classici, qualche volta qualche libro di qualità, e alla fine anche la settimana della cucina italiana. Al confronto però di questa presenza politica e culturale turca, di un governo di una nazione di dimensioni simili a quelle dell’Italia, io credo che serva una volontà politica che riesca ad adeguarsi alla necessità.

benedetto lupoShamku: Ma l’Italia qui è a casa sua. Gli italiani qui non sono neanche ospiti, come ogni tanto sento dire. Qui  c’è una lunghissima convivenza dei nostri antenati con i loro antenati. E qui sto parlando di legami tra la cultura proto-albanese e quella proto-italica.  C’è stato un tale scambio di culture tra i secoli che non possiamo più ritornare nei tempi bui. Quindi vanno bene i concerti, anche le pubblicazioni dei libri, però la presenza culturale si costruisce giorno dopo giorno. Soprattutto si fa nelle scuole, nei mass-media. Uno spettacolo fatto una volta al mese, certo,  raccoglie quei cinque sei fanatici…

Nura: La nostra è una società in via di sviluppo e portare dei concerti classici…

Shamku: Va anche bene…

Nura: Certo, ma parlano all’élite.

ledi shamku leksion2Shamku: La storia la fa la gente comune. Il tessuto culturale di una società riguarda la gente comune, che ha bisogno di essere assistita, o anche vaccinata nei confronti di una cultura che non è neanche la nostra, non è neanche la nostra mentalità.  Mi duole il cuore perché io che ho vissuto nei tempi della chiusura mi sento molto più europea quando ripenso a quel periodo rispetto agli amici dei miei figli oggi. Anche se era proibito, ci nutrivamo tutti noi di una cultura molto più occidentale rispetto ai ragazzi di oggi.  È evidente che il pubblico, non solo albanese, recepisce i media in modo passivo. Quindi si predilige lo svago. Accendi la tv e vedi quello che c’è. Quindi se questa predisposizione europea del  pubblico non viene nutrita e rimane una sorta terra di nessuno è anche responsabilità dell’Europa.

Nura: Come ripetiamo spesso, il nostro avvocato nel percorso dell’integrazione europea è l’Italia. Quindi la responsabilità cade anche su Roma, che deve essere più incisiva. È vero che ci sono delle regole da rispettare, ad esempio per portare le produzioni italiane in Albania, ma forse le regole devono corrispondere anche alle necessità.

Shamku: E’ chiaro però che le regole in vigore per le produzioni italiane valgono anche quelle turche. Allora perché quelle entrano e queste no?  È questa la mia domanda. Se il problema sono le regole, rifacciamole. Se il problema è lo scarso interesse da parte dell’Italia, allora riportiamolo. Io non credo che nel mondo ci sia ancora un Paese così filo-italiano e filo-europeo quanto questa Albania.

Nura: Si può fare anche un paragone con i greci, con i serbi. Noi siamo più europei di loro, più italiani.

Shamku: Sì, questo è vero.

Nura: Non posso dire lo stesso della Croazia, ad esempio.

Shamku: La Croazia ha già una bella impronta italiana, essendo la vecchia Dalmazia. Ai ragazzi del seminario di lingua cultura albanese dicevo: è bella questa amicizia, questo affetto che riserviamo all’Italia, perché abbiamo avuto tre vicini di casa, i greci, i serbi e voi.  C’è stato un po’ di attrito nella mentalità di un albanese nel confronti di un greco o di un serbo. Quindi avete assorbito gran parte dell’affetto riservato ai vicini. È stato così anche quando l’Italia era assente. Adesso che l’Italia può essere fisicamente presente non è concesso nessun assenteismo.

Nura: Per concludere, cosa suggerirebbe da politica?  Cosa bisogna fare affinché la nostra società possa salvaguardare questo futuro europeo.

Programmi-RAI-Guida-TVShamku: Io vorrei una maggiore presenza culturale dell’Europa, ma soprattutto dell’Italia perché è il prodotto culturalmente più digeribile e più vicino a noi. È quindi un prodotto che viene assorbito non appena lanciato perché la mentalità tra i due Paesi è talmente vicina che è anche l’effetto più immediato europeizzante. Soprattutto la mia invocazione riguarda le scuole.

Nura: In che senso?

Shamku: In Albania ci sono scuole turche, scuole greche, ma quando esco non vedo scuole italiane.

Nura: C’è un’università del Vaticana in lingua italiana, che conta più di seicento studenti.

Shamku: Quella è un’ottima notizia, ma quando arriva all’università la persona è già formata.

Nura: C’è un asilo, una scuola elementare, una scuola professionale e poi l’università.

Shamku: Sì, un liceo professionale. Grazie a Don Bosco abbiamo avuto la possibilità di dare una professione ai ragazzi, ma io sto parlando di una cultura. La cultura generale che si apprende al liceo classico, al liceo scientifico. Queste sono le cose che mancano. Mi preoccupa dove andrà a studiare mia figlia, che taglio culturale prenderà. Dobbiamo reagire anche noi io. Io ho chiesto da molto tempo di aumentare le materie classiche da studiare alle scuole medie-superiori. Abbiamo tante cose da condividere anche nel programma dei licei classici con l’ Italia. io temo che la natura odi il vuoto e se andiamo avanti così questo vuoto sarà occupato da una cosa che non è nostra.

Nura: Questo è già successo, ora bisogna reagire al più presto e il più dinamicamente possibile. Per concludere, cosa vorrebbe aggiungere. Io recepisco la tua passione su questo l’argomento come un appello politico, culturale, un appello da cittadina.

Shamku: Nella mia posizione parlamentare mi impegno a fare verifiche sugli orari delle trasmissioni, affinché non siano alla portata di tutti.  Perché la generazione giovane, gli adolescenti, devono avere altri modelli. È un’ tà in cui il giudizio non si è ancora formato e l’impronta passiva rischia di creare una mentalità che non è la nostra. Rischia anche di creare screzi tra noi genitori che siamo educati  in modo diverso e i nostri figli che ledi shamku leksionstanno adottando passivamente una mentalità che non è la nostra. C’è quindi il rischio di creare screzi generazionali. Invece di migliorare, rischiamo di fare entrare in conflitto le generazioni che ci sono formate sotto influssi e influenze diverse.

Chiederei anche un maggiore impegno da parte dell’Italia. Ragazzi, siete a casa. Non perdete le chiavi di casa.

Nura: Vorrei concludere con questa frase perché significa molto. Grazie ancora, di cuore.

Shamku: Grazie a voi.

Nura: Da Tirana, per Radio Radicale, Artur Nura.

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