Home Approccio Italo Albanese In morte di Kozeta Noti, tradita dai suoi grandi amori

In morte di Kozeta Noti, tradita dai suoi grandi amori

Di Carlo Alberto Rossi, Exit.al

Ho conosciuto Kozeta nel 1993 quando animava, a sua volta animata da una profonda passione e speranza, uno sparuto gruppo di “Italianisti”, studenti eccellenti dei corsi di italiano dell’universita’ di Tirana, portati da Kozeta (e credo da altri) al coinvolgimento civile e sociale in una terra che aveva appena ritrovato una passione e un’attenzione per un futuro tutto da costruire, ma ben piu’ radioso di un passato che, come avremmo purtroppo compreso in seguito, potrebbe non passare mai.

La cultura italiana era forse un pretesto, ma per quei ragazzi era soprattutto l’Occidente vicino e tangibile, quello a lungo osservato e ammirato di nascosto, quello di Al Bano e di Baglioni, di Celentano e di Battisti, portati attraverso il mare dalle onde radio, ma anche quello che tanti nonni avevano raccontato con circospezione durante la lunga notte della dittatura.

A tirare i fili c’era un personaggio minuto e volitivo che proprio per ufficio davanti al pubblico albanese impersonava l’Italia, un’Italia che gli albanesi vedevano allora potente, opulenta e colta, ma che di li’ a poco avrebbe iniziato ad avvitarsi in un gorgo di autoreferenzialita’ e di impotenza amministrativa e politica: l’Ambasciatore Foresti allora aveva un disegno, o forse un sogno, ma temo che non fosse un vero mandato da Roma, nel quale si vedeva al centro di una piccola corte illuminata che doveva raccogliere le energie migliori per coinvolgerle in uno sviluppo “italocentrico” per il disastrato Paese delle Aquile, e nel perseguimento del compito investiva tutta la sua capacita’ diplomatica sulla “societa’ civile”, e ben prima che tale termine diventasse la bandiera di altre organizzazioni, anche a fronte di una malcelata ostilita’ veterocomunista della Tirana politica ufficiale.

Non so, e non potro’ mai sapere, quale fosse il patto, l’accordo, o piu’ semplicemente l’intesa tra l’Ambasciata d’Italia e la Professoressa Kozeta Noti, ma probabilmente, a differenza di molte altre collaborazioni del tempo, con lei Foresti non aveva dovuto promettere nulla, perche’ con Kozeta non ce n’era bisogno. A differenza di tanti altri ambigui “amici dell’Ambasciata” prima e dopo quegli anni, Kozeta aveva una profonda cultura di italianita’ acquisita studiando e osservando (e non comperando titoli in qualche universita’ privata), come aveva una sincera propensione per l’Italia come sistema politico economico e culturale, che unito ad un profondo senso della sua missione di insegnante, la portava naturalmente a coinvolgere i suoi migliori studenti nelle attivita’ culturali pubbliche dell’Ambasciata, e probabilmente a mettere a disposizione una fitta rete di contatti anche trasversali alla societa’ albanese: una vera ricchezza per un’ambasciata che cercava di costruire un tessuto di relazioni basato su persone affidabili e fortemente motivate a contribuire al futuro del proprio paese pur in leale collaborazione con un vicino incombente.

Molti italiani che allora agivano in Albania, da Kozeta hanno ricevuto consigli e amicizia, vedendosi chiedere in cambio nient’altro che di assumere questo o quello studente da lei ritenuti meritevoli, per la verita’ quasi tutti rivelatisi superiori alla media, visto che lei, mettendo a frutto le sue competenze di professore, si e’ dimostrata veramente capace di valutare la personalita’ degli studenti sotto ogni profilo.

Ma la speranza di Kozeta e’ stata tradita: l’Italia non era, o non e’ stata piu’, quella che si annunciava ai tempi di Foresti e, man mano che i suoi successori si avvicendavano a Tirana, la rilevanza politica e sociale italiana in Albania si affievoliva sempre piu’ e il gruppo degli “italianisti” non ha avuto piu’ un seguito e un ricambio con nuove leve e nemmeno piu’ una presenza assidua negli eventi “italiani”, anche se da quel gruppo originario sono usciti protagonisti che hanno avuto ruoli importanti in vari ambiti professionali e politici albanesi, ma quasi tutti loro si sono allontanati, o sono stati allontanati da quell’ufficio, l’Ambasciata d’Italia a Tirana, che polo d’attrazione e centro di progetto non riusciva piu’ ad essere, almeno non per quel tipo di persone.

E lei e’ rimasta li’, delusa, tra la strada e l’universita’, sempre presente nel mondo del volontariato italiano, sempre pronta a fare da ufficio di collocamento per i suoi studenti migliori, ma amareggiata e profondamente delusa dalla pochezza della politica italiana sull’Albania, di fatto emarginata da un sistema che aveva deciso di celebrare l’economia e non piu’ la cultura, e il ruolo crescente dei tanti albanesi laureati in Italia, ma cercandoli sulla base del loro potere e della loro acquiescenza, non sul loro merito e sulla loro passione sociale e culturale. Burocrazia senza alcun sentimento, progetti di relazione pubblica senza passione, non era piu’ cosa per lei, e oggi dopo tanti anni l’Ambasciata d’Italia, ufficio immemore e irriconoscente, non ha salutato la sua prematura dipartita nemmeno con un misero post su Facebook.

La stessa amarezza e la stessa delusione l’ho percepita in lei per l’evoluzione della politica albanese, dopo una stagione gravida di speranze attorno al Municipio di Tirana, presto naufragata in un puro sistema di potere fine a se stesso, un groviglio di interessi e di conflitti che lei riusciva a leggere ma non a praticare, impedita dalla sua umanita’ generosa.

Ogni volta che ho incontrato Kozeta mi ha trasmesso una serenita’ con un fondo triste e letture della realta’ mai banali, ma sempre con positivita’, disponibilita’ e sorriso, modi sempre piu’ estranei alla realta’ albanese. Non ho mai saputo, ne ho mai avvertito il bisogno di sapere se fosse di destra o di sinistra, se fosse cristiana o musulmana, ma l’ho percepita come una persona vera e profondamente positiva, capace di amare profondamente, ma credo mai veramente riamata, chiunque fosse capace di fare qualcosa di positivo per il suo paese e per una realta’ che le andava piuttosto stretta.

Abbiamo perso tutti una persona rara e insostituibile, ma le sue due Patrie hanno perso molto di piu’: una delle rare persone in grado di comprendere e spiegare, agli uni e agli altri, senza secondi fini, senza filtri preconcetti, con ospitalita’ semplice e profonda umanita’, cosa c’era dall’altra parte del mare.

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