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Lo scanner delle azioni di contrasto alla coltivazione di Cannabis in Albania

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Da Exit.al

La conferenza stampa organizzata dal Ministero dell’Interno albanese insieme ai rappresentanti della Missione Interforze del Ministero dell’Interno italiano, alla presenza dell’Ambasciatore italiano in Albania, ha fornito alcuni dati sulle azioni di contrasto alla coltivazione di Cannabis in Albania.

Questi dati dimostrano l’enorme diffusione del fenomeno, con la rilevazione da parte degli aerei della Guardia di Finanza di 2.086 parcelle piantumate a cannabis, che secondo i dati forniti dal Capo della Polizia Haki Cako, sono state distrutte al 99,8% dagli interventi della Polizia Albanese, per un totale di circa 750.000 piante, pari a circa 200.000 chilogrammi di marjuana al consumo.

Dal testo della conferenza stampa si desume che la Guardia di Finanza (o la Missione Interforze) ha partecipato alle missioni di distruzione solo per 21 parcelle.

Inoltre la Polizia albanese dichiara di aver distrutto sulla base delle proprie indagini (quindi non dei sorvoli della GdF) altre 1.650.000 piante (pari ad altri 500 ettari circa di coltivazioni, o circa 450.000 chilogrammi di marjuana al consumo).

Qui sorgono le prime domande: Come mai i sorvoli della Guardia di Finanza non hanno rilevato anche gli altri 500 ettari coltivati a cannabis? Chi ha deciso quali zone sorvolare? Le parcelle individuate autonomamente dalla Polizia albanese (che sarebbero oltre il doppio di quelle individuate dagli aerei italiani) erano o no nelle zone  monitorate dai sorvoli dalla Guardia di Finanza?

Sempre secondo i dati forniti nella conferenza stampa, i sorvoli hanno consentito di scoprire il 52% in piu’ di parcelle coltivate a cannabis rispetto a quelle scoperte con gli stessi mezzi  lo scorso anno, ma quest’anno sono stati fatti sorvoli per 105 ore contro le 89  dello scorso anno, cioe’ il 18% in piu’.

E’ stato dichiarato che i sorvoli hanno coperto un territorio di circa 506.000 ettari, contro una superficie totale del paese di circa 2,8 milioni di ettari, e se ipotizziamo che la percentuale di ettari coltivati a cannabis sia la stessa su tutto il territorio albanese avremmo un totale di quasi 1.200 ettari coltivati a cannabis, di cui 700 complessivi sono stati scoperti, quindi presumibilmente altri quasi 500 restano da individuare. Ma questa e’ solo una ipotesi estrapolata dalla nostra redazione.

Infine la Polizia albanese dichiara di aver sostenuto un costo complessivo di circa 3,8 milioni di euro per individuare 1,65 milioni di piante e distruggerne circa 2,4 milioni, mentre nulla sappiamo del costo per il contribuente italiano di tutta la missione dei sorvoli che sarebbe servita per individuare 0,75 milioni di piante, ma evidentemente l’efficienza diretta della spesa italiana sarebbe stata di gran lunga inferiore a quella raggiunta dalla Polizia albanese, che con quella somma ha pure sostenuto il costo del taglio e della distruzione delle piante in zone impervie e difficili da raggiungere. Insomma, a giudicare dai dati forniti nella conferenza stampa, l’uso degli aerei sarebbe decisamente inefficiente.

Quindi, a voler leggere con attenzione i dati forniti dal Ministero di Tahiri, a parte tutte le mal interpretazioni e le confusioni fatte da molti giornalisti, la Polizia albanese e’ stata molto piu’ efficiente della Guardia di Finanza e della Polizia italiana.

Infine gli ufficiali italiani presenti hanno fatto dichiarazioni molto comprensive del risultato operativo raggiunto dalla polizia albanese e addirittura una  curiosa quanto inspiegabile dichiarazione che “se avessi un terreno, pianterei cannabis anch’io”.

Tutti i dati forniti durante la conferenza stampa sono stati forniti in lingua albanese dalla Polizia Albanese (citando spesso la GdF) e non si trova un solo documento pubblicato dalla Missione Interforze o dalla Guardia di Finanza o dalla  Polizia Italiana.

Ma, a causa della reazione dell’opposizione che ha sottolineato la lettura maliziosa dei dati fatta dalla Polizia, sia il Primo Ministro che il Ministero degli Interni hanno cominciato a usare i media sociali per neutralizzare le argomentazioni dell’opposizione che evidenziava un forte incremento dell’estensione della coltivazione della cannabis nell’anno in corso e, per difendere meglio le proprie argomentazioni hanno usato delle grafiche contenenti affermazioni volutamente parziali ma corredate dai loghi della Repubblica Italiana e della Guardia di Finanza.

L’Ambasciata d’Italia tace, la Missione Interforze tace, la Guardia di Finanza tace, almeno la meta’ degli albanesi sono consapevoli che la coltivazione della cannabis ha raggiunto livelli parossistici, moltissimi albanesi attendono un pronunciamento chiaro dalle istituzioni italiane, e il governo albanese approfitta del silenzio italiano per millantare un plauso incondizionato da parte italiana, cercando con questo di sminuire la tragedia di un paese in cui l’ordine costituito ha perlomeno perso il controllo del territorio, delle frontiere e della sicurezza pubblica. Con almeno il “tacito” consenso delle controparti internazionali.

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