Home Approccio Italo Albanese La nuova zona franca d’Italia è diventata l’Albania

La nuova zona franca d’Italia è diventata l’Albania

DI REDAZIONE WEB ECONOMY

IMPOSTE SUL PROFITTO AL 5% (MA NIENTE TASSE FINO AI 40MILA EURO), COSTO DEL LAVORO MOLTO BASSO E INCENTIVI PER CHI PUNTA SUL TURISMO: IL PAESE BALCANICO ACCELERA NELLA STRATEGIA DI ATTRAZIONE DI INVESTIMENTI ESTERI

«Quando 13 anni fa arrivai in Albania, mi resi subito conto che questo Paese era completamente diverso da come noi italiani lo immaginiamo. Ed ho scoperto che gli albanesi sono persone stupende». Le parole di Roberto Laera (nella foto), 48 anni, fondatore di Italian Network, Job in Albania e Albania Investimenti società che si occupano di consulenza all’internazionalizzazione delle imprese, fiscalità, contabilità, ricerca e selezione del personale e società fiduciarie, supporta le imprese italiane che guardano con curiosità all’altra sponda dell’Adriatico.

L’Albania è un luogo ideale in cui investire: il sistema fiscale e il costo del lavoro nel Paese delle Aquile sono infatti ad un livello decisamente abbordabile. Ci sono più di 5000 imprese italiane che hanno aperto sedi ed attività di vario genere a Tirana. Abbiamo un paradiso fiscale dietro l’angolo ma in pochi se ne sono accorti. E il Paese, in pieno boom economico, offre ampi spazi per investimenti in vari settori.

Il 2019 sta aggiungendo cifre nuove e rilevanti anche sul versante strategico della fiscalità’ d’impresa: le ultime misure di politica fiscale vedono l’imposta sul profitto diminuire di tre volte, dal 15% al 5%: per le imprese con fatturato fino a 14 milioni di Lek (circa 113 mila euro); fino a 40.000 euro di reddito si pagano zero tasse. L’imposizione sui dividendi diminuisce dal 15% all’8%, per oltre 15.000 società o circa 50.000 investitori azionari.

Novità anche sul fronte Iva: che viene ridotta al 6% per i servizi di alloggio e ristorazione all’interno delle strutture turistiche e delle imprese agrituristiche; ma anche alla vendita di libri e all’ importazione di autobus elettrici. Completamente esenti da Iva sono, fra l’altro, l’importazione di macchine e gli investimenti in energia rinnovabile. I contributi previdenziali arrivano al 16%. Il costo del lavoro è molto basso e i contratti sono flessibili: si può licenziare con preavviso verbale di 72 ore, si possono fare assunzioni verbali con formalizzazione entro i 30 giorni. Lo stipendio base va dai 250 ai 350 euro. «Turismo e agroindustria sono aree di business prioritarie nella strategia-Paese Albania: entrambe muovono lo sviluppo immobiliare e sollecitano la crescita infrastrutturale del Paese», sottolinea Laera.

Il governo ha varato una politica di incentivi a chi punta sul settore turistico: chi investe più di un milione di euro o realizza strutture a quattro o cinque stelle, non paga tasse per 10 anni. Nel settore tessile invece chi produce in conto terzi può sfruttare agevolazioni sull’accise, sul costo del gasolio per i trasporti e sulle tasse sui lavoratori. Laera non ha dubbi: «I settori su cui puntare sono, manifatturiero, turismo, servizi, information-technology e agroalimentare».

Tra gli altri vantaggi, la crescita media del Pil del 5,1 per cento negli ultimi 9 anni; la forza lavoro qualificata; il trattato sulla doppia imposizione con l’Italia; il livello di istruzione superiore alla media Ue; la lingua italiana parlata da buona parte della popolazione; i forti incentivi da parte del Fmi e Bce per le iniziative imprenditoriali; la presenza capillare di banche internazionali (Raiffaisen, Societè Generale, Pro-Credit) e italiane (Banca Intesa). 

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