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Lettera al ministro Majko: l’Albania, la terra di cui Pino si sentiva figlio, continui a ricordarlo e onorarlo in futuro!

A: On. Pandeli Majko
Ministro della Diaspora- Albania
Prof.ssa Diana Kastrati
Direttrice QSPA
Prof.ssa Merita Bruci
Pres. Consiglio di Coordinamento QSPA
Prof. Emil Lafe
Direttore Rivista CONTINUUM
TIRANA

Signor Ministro, gentilissime professoresse, carissimo Emil,

lo scorso 20 febbraio si è allontanato da questa vita l’amico Prof. Pino Cacozza, uomo colto e nuovo cantore dell’Arberia. La sua dipartita è recente e la commozione è tanta per cominciare una riflessione sulla sua vita e sul contenuto dei suoi scritti.

Pino era uno di noi, un figlio di San Demetrio Corone, maturato culturalmente nel mito dell’Arberia e dell’Albania già alla fine degli anni ’70. Erano gli anni in cui l’Albania diventava l’oasi da raggiungere per centinaia di giovani Arbëreshë.

Insieme abbiamo avuto la fortuna di iniziare il lungo viaggio della ricostruzione del nostro stato identitario proprio in occasione dell’arrivo delle delegazioni di studio albanesi nelle nostre comunità in quegli anni.

Non sono un critico letterario, né un esperto di lingua e letteratura albanese, ma conosco bene l’Arberia della seconda metà del secolo scorso e quella odierna. Posso dire con animo sereno che Pino, fra tutti gli Arbëreshë, è quello che più si è avvicinato al grande Poeta J. De Rada. Non solo perché è stato un suo profondo studioso, ma perché, a volte inconsapevolmente, ha percorso come lui la stessa strada artistica e lo stesso impegno organizzativo e politico per l’Albania e l’Arberia.

Pino amava la sua identità e amava l’Albania; e, ispirato da questo binomio sentimentale, creava le sue canzoni, le sue poesie, i suoi romanzi; promuoveva eventi, era presente nella informazione digitale. Sempre spinto da questa forza interiore concentrò ogni ora del suo giorno a questa piccola Nazione albanese che vive in territorio italiano.

Pino è stato il nostro rapsodo nella fine del Novecento e nell’inizio di questo millennio, colui che ha saputo, fra i pochi, cogliere lo spirito popolare e i miti degli Arbëreshë.

Come uomo, anch’egli ha avuto i suoi limiti e difetti, ma da noi tutti è ricordato come persona gentile e umile, amico di tutti, sempre pronto al dialogo. Di lui ci parla il grande amore per la lingua e la cultura degli Albanesi d’Italia e della madrepatria Albania.

Esternava questi sentimenti con il canto, scriveva canzoni, poesie e romanzi, ma non disdegnava di dedicarsi alla saggistica e alla cronaca quotidiana della lotta che gli Arbëreshë sostengono per la sopravvivenza della propria identità, di essere protagonista ed attore della stessa.

Con piccolo orgoglio posso dire di essere stato il suo primo editore, pubblicando nel 1988 le sue giovanili opere prime (conservo ancora una trentina di copie di cui Vi farò dono) e di aver nel passato molto valorizzato la sua azione. Cose che scriverò con calma senza farmi trascinare dalle emozioni per la perdita dell’amico.

Questa mia lettera, suggerita solo dai sentimenti di amicizia per lui, si rivolge a Voi, massimi responsabili del QSPA, con la preghiera di non dimenticarvi del “patriota” Pino Cacozza e di onorarlo nel nostro Istituto come merita.

So bene che troppo recente è il suo allontanamento da noi e che bisogna avere la pazienza di riflettere a mente fredda.

La FAA non si dimenticherà di Pino, come credo non lo faccia la gran parte degli Arbëreshë. E nel tempo programmerà iniziative adeguate per il suo ricordo. Insieme abbiamo dato vita alla nostra Federazione e lui mi affiancava come Vicepresidente nel lavoro quotidiano. Ma sarebbe straordinariamente importante che lo facessero anche le istituzioni accademiche e culturali dell’Albania.

Già lo ha fatto il ministro P. Majko con la sua lettera di cordoglio alla famiglia, di cui abbiamo avuto conoscenza grazie alla prof.ssa Elidiana Canaj, grande amica degli Arbëreshë, e che stiamo già valorizzando. Speriamo, tuttavia, che l’Albania, la terra di cui Pino si sentiva figlio, continui a ricordarlo e onorarlo in futuro.

Nel ricordo di Pino, vi invio i miei più cordiali saluti.

Damiano Guagliardi

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