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Albania vs Marcinelle: “Sono persone…”

FRANCESCO GRECO – Albania vs Marcinelle (Belgio). L’8 agosto del 1991 il porto di Bari fu invaso dagli albanesi della nave “Vlora”. Il comunismo era morto e le sue schegge schizzavano ovunque in Europa: avevano immaginato un altro mondo, sognato un’altra vita, e i ragazzi di Tirana, Durazzo, Scutari e Argirocastro la cercavano ansiosamente. 

Non fu difficile, il mare era calmo e partendo dall’altra costa, la nave arrivò placida e tranquilla col suo carico di speranza e di curiosità. “Sono persone…”, disse fra l’altro il sindaco Enrico Dalfino accogliendoli e accudendoli nello stadio Della Vittoria (nome di per sé beneaugurante). Gli albanesi realizzarono i loro sogni: alcuni studiando, altri cantando e diventando pop-star (Dua Lipa, Ervin Meta), altri ancora imprenditori. Il comunismo li avrebbe soffocati sotto l’ideologia, ridotti a larve umane.  

A volte il destino bizzarro si diverte ad accavallare le date. Sempre l’8 agosto ma del 1956, una scintilla accese un rogo nella miniera belga di Marcinelle. Lì sotto, a mille metri di profondità, nel cuore nero dell’Europa e della sua rivoluzione industriale ritardata e sporca, a centinaia morirono bruciati vivi. C’era anche un ragazzo di Gagliano. 

L’associazione culturale “Ponti non muri” di Gagliano guidata da Antonio Biasco, ha ibridato i due eventi semanticamente affollati accomunandoli sotto la voce “viaggio” omericamente decodificata e ne fa il mainstream della festa di San Dana in progress, due giorni agli inizi di agosto (2 e 3) per discutere di immigrazione e lavoro (presente, fra gli altri, anche quest’anno, il sindaco di Valona Dritan Leli). 

Accanto alle parole, per rafforzarle nei loro significati significanti, l’arte. Una mostra di artisti italiani e albanesi, sparsi in tutta Italia (se ne sta occupando l’arista Luigi Sergi), con opere in tema, ospitata dalla Villa Meridiana e la Pro-loco di Santa Maria di Leuca (lungomare Cristoforo Colombo) e un concorso letterario per racconti, sempre in tema, per i nuovi narratori dell’Albania indetto dall’editore Besa di Nardò.  

Sono ammesse opere della lunghezza massima di 6mila battute. Sinora ne sono arrivati circa una cinquantina. Una giuria sceglierà i dieci più belli, che finiranno pubblicati in un’antologia che sarà distribuita nelle serate dell’evento.  

Anche quest’anno il piccolo paese sulle ultime serre del Salento, san Dana, sarà il crocevia di popoli, culture, sensibilità, percezioni, linguaggi. Dopo messi di afasia da lockdown, i popoli si riprendono la parola e dialogano all’ombra di un santo martire proveniente dall’altra sponda che era ancora ragazzino quando fu ucciso per la forza della sua fede e per aver creduto nella maieutica della parola, il confronto, la “convivialità delle differenze”, come molti secoli dopo avrebbe detto don Tonino Bello

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