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Da Eleonora Duse a Sarah Bernhardt nell’originale romanzo di Pierfranco Bruni del D’Annunzio di “Con le sue labbra le suggella le labbra spiranti”

di Teodora Forlengo

Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, Marta Abba, Mata Hari. Sono le quattro donne che Pierfranco Bruni racconta in uno scendere negli inferi dell’angoscia e nel risalire a cercare le stelle. Al centro Gabriele D’Annunzio. Il D’Annunzio che ripropone “Francesca da Rimini” investendo il personaggio di Eleonora Duse in una Francesca trepida amante di Paolo.

Dante qui abita Gabriele. Ma è l’amore che scava fossati e solleva luce. Con queste premesse occorre accostarsi al romanzo di Pierfranco Bruni edito da Pellegrini che si presenta con un titolo suggestivo: “Con le sue labbra le suggella le labbra spiranti”, di cui si dirà in seguito. Bruni recupera questo titolo appunto dal testo dannunziano della “Francesca da Rimini”. Francesca è un ulteriore personaggio che metaforizza Eleonora Duse.

Il D’Annunzio del “Notturno” vibra nel romanzo di Bruni. Ovvero quello dei cartiglio, degli appunti, del pensiero in solitudine. Struggenti sono i dialoghi tra Eleonora e Gabriele.
Pierfranco Bruni, dunque, ritorna con un suo originale romanzo a parlare e scrivere di D’Annunzio ed Eleonora Duse. Si tratta non di un saggio, ma di un romanzo. Un libro dolcissimo nel quale si racconta la storia di un amore che ha segnato non solo la vita dello scrittore e dell’attrice ma della storia del teatro e della letteratura del primo Novecento.

Il titolo, come si diceva è un recitativo della “Francesca da Rimini” andato in scena 120 anni fa. Un dramma in cui la Duse ha la profondità armoniosa e inquieta del V Canto dell’Inferno di Dante. “Con le sue labbra le suggella le labbra spiranti” edito da Pellegrini, fa vibrare la passionalità del tema – titolo. Porta come sottotitolo: “Eleonora e Gabriele”. Tra finzioni e maschere il gioco del dialogare diventa una potentissima esaltazione lirica.

Un particolare importante è senza dubbio l’aver messo davanti allo specchio due grandi storie d’amore: quella di Pirandello con l’attrice Marta Abba e quella di D’Annunzio con Eleonora Duse. La letteratura e l’amore tra la vita e il teatro. Bruni è riuscito con una unicità straordinaria a rendere sublime una passione non solo sul piano letterario, finzione, ma interiorizzandola nel profondo tra letteratura vita, facendo della vita letteratura e dando alla letteratura non più la finzione ma il mistero. Un grande libro!

Pierfranco Bruni infatti intreccia la sua vita con il viaggio di Eleonora e Gabriele. Bruni sottolinea: “Ho sempre amato Eleonora Duse. La teatralità la recita il tragico. Da quando ero ragazzo ho visto in lei la metafora del fascino del mistero del mito. La Divina, come la chiamò Gabriele, resta dentro di me. La letteratura solleva e vive di luce”. Dante mistico è nel D’Annunzio paradisiaco.

Raccontando la genesi del romanzo metaforizzando il tutto Pierfranco Bruni afferma: “La letteratura mi ha fatto amare l’amore. La donna che amo è letteratura vita carnalità. Ho trovato in un cassetto della scrivania di mio padre, nella casa in Calabria, il testo che segue. Non so se sia mio o di un altro io o di mio padre. Non cambierebbe nulla. Anzi. L’ho rubato da un cassetto e ora lo pubblico così come l’ho trovato. Commetto il reato di appropriazione indebita. Non ho corretto nulla. I lettori possono fare tutte le considerazioni opportune e anche correggere con il blu o il rosso. Eleonora resterà sempre la Divina!”.

Metafore, sogni, allegorie? L’intreccio con donne come Sarah Bernhardt e Mata Hari che abitano le pagine del libro è unico e sono un percorso tra amore e bellezza. È un testo tutto da leggere proprio in occasione del centenario della edizione definitiva del “Notturno”, che vide la pubblicazione del testo definitivo nel 1921. Pierfranco Bruni dopo cinque o più libri su Gabriele D’Annunzio, e dopo diversi servizi RAI, racconta Eleonora e Gabriele narrando il loro amore – destino. Bisogna che si legga “Con le sue labbra le suggella le labbra spiranti. Eleonora e Gabriele” come un vero e proprio romanzo, perché tale è.

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