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Lettera alla Redazione: Il Coronavirus e il lavoro a distanza nei Consolati

La recente visita in Svizzera del Direttore Generale dell’Emigrazione Luigi Vignali è un segno tangibile, ci sembra, dell’attenzione con cui la Farnesina segue le vicende della collettività italiana qui residente.

Stando alle scarne notizie pubblicate sulla stampa dell’emigrazione, Vignali avrebbe esaminato, assieme ai diplomatici italiani qui presenti e ai rappresentanti di Comites e di CGIE, l’evoluzione del lavoro e il funzionamento dei Consolati, alla luce anche delle attese della collettività italiana e delle misure, altresì, di ordine sanitario e operativo, già per altro avviate.

Sul piano organizzativo, non è chiaro tuttavia se la diffusione del lavoro a distanza, che riguarda, come noto, un numero crescente di impiegati consolari, sia una misura circoscritta nel tempo, legata, cioè, all’emergenza sanitaria, o se essa sia, invece, una misura a tempo indefinito. Come è noto, l’offerta dei servizi per i cittadini italiani residenti nella circoscrizione di Zurigo sta peggiorando a vista d’occhio, in parte per ragioni obiettive, legate all’ irrompere dell’epidemia di Coronavirus, in parte però per ragioni più antiche.

Ci inquietano perciò alcune delle soluzioni fin qui ventilate.
Se si considera infatti quello che a noi appare come un indiscusso bisogno di molti cittadini, che auspicano un contatto, per quanto possibile, ”ravvicinato” coi funzionari consolari, e che paventano giustamente l’affermarsi di quel fenomeno che, nella Svizzera tedesca, va sotto il nome di ”Entfremdung”, ossia quel peculiare sentore di alienazione che è collegato, in qualche modo, colla invisibilità dei contatti a distanza, e con l’apparente caduta perciò dei rapporti umani. Se si concorda su una siffatta impressione, sembrerebbe lecito dedurre la necessità di un cambio di marcia del lavoro consolare, in una direzione che tenga conto delle aspettative dei cittadini, oggi in buona misura frustrate.

Ecco perché non ci stancheremo di ripetere che occorre ampliare anzitutto l’orario degli sportelli e digitalizzare il lavoro negli uffici prima che nelle abitazioni private, abbattendo inoltre le limitazioni che impediscono l’agevole accesso alle sedi consolari. In siffatto contesto, parrebbe opportuno annullare l’obbligo della prenotazione elettronica degli appuntamenti. Valga, in proposito, la felice esperienza zurighese degli anni passati. Compatibilmente con le correnti esigenze di natura sanitaria, ci permettiamo perciò di confidare nella puntuale ripresa delle attività di sportello e nel ripensamento, altresì, del lavoro a distanza.

Gerardo Petta
consigliere Comites di Zurigo

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