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Chi è Altin Prenga, lo chef albanese che ha reso il suo agriturismo un’icona nel mondo

di: Giovanni Angelucci

“E thjeshtë deri në madhështi”, in albanese, vuol dire “semplice fino alla grandezza”, frase che rappresenta a pieno l’identità della famiglia Prenga e del suo tempio gastro-culturale, l’agriturismo Mrizi i Zanave.

La storia

Mrizi vuole dire “meriggiare”: la bellezza di questa parola pastorale è anche il titolo di una delle opere di colui che è considerato lo scrittore albanese più influente del XX secolo, Gjergj Fishta, nato a due passi da qui, a Fishtë, dove scrisse Mrizi i Zanave appunto,“Il meriggio delle fate”.

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Era un da un po’ che desideravo conoscere Altin Prenga e ciò che in poco più di un decennio ha messo in piedi insieme alla sua numerosa famiglia, una vera comunità di origine contadina che non ha abbandonato le proprie radici e oggi dà lustro all’Albania. Ho raggiunto l’agriturismo Mrizi i Zanave tra le colline di Fishtë, a poco più di un’ora da Tirana: è qui che Altin si impegna a riformare le basi della cultura enogastronomica albanese, partendo dalla civiltà contadina -in altre parole, il futuro che gli era stato negato con la folle dittatura durata fino al 1991.

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Il Mrizi i Zanave Agroturizëm dista una trentina di chilometri dal Lago di Scutari e a sessanta dall’Aeroporto Internazionale di Tirana-Madre Teresa, lo scalo più vicino; oggi rappresenta un’istituzione nel paese delle aquile ed è diventata l’insegna del gusto e dell’autenticità. Altin Prenga, vero e proprio eroe della patria, oggi si prende cura della sua terra restituendole la dignità che merita:un agriturismo autentico dove viene prodotta gran parte degli ingredienti del menu oltre ad una virtuosa rete con più di 400 famiglie della zona che riforniscono il ristorante tutto l’anno ed oltre 100 dipendenti perlopiù giovanissimi.

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C’è stato negato il diritto di essere contadini, ma ce ne siamo riappropriati. In tutti gli ex paesi comunisti è stata modificata e violentata la civiltà; in Italia tutta l’economia è stata fondata sulla terra, qui da noi purtroppo no: ci è stata negata con metodi e ideologie folli. Siamo sempre stati indotti alla quantità, alla standardizzazione, tutto doveva essere uguale per tutti, ma uno stato che nega il primo gradino al suo popolo, l’agricoltura e la cultura contadina, può soltanto regredire.Dopo ogni dittatura l’identità viene persa, e l’unico modo per riscoprirla e riappropriarsene è tornare a lavorare e ragionare in termini contadini, con un approccio locale, identitario per quanto possibile”.

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Queste le dure quanto sacrosante parole di un “eroe della patria” poco più che quarantenne, apprezzato e stimato da tanti connazionali che cerca di guidare e, soprattutto, con cui tenta di formare un fronte comune basato su un unico obiettivo: ridare anima e cuore all’Albania.

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La struttura

Lui, che è un po’ cuoco, un po’ imprenditore agricolo e di certo ha l’animo temprato del pastore, lo sta facendo nel migliore e più autentico modo possibile, all’interno di un agriturismo di successo e in lungo e in largo nelle campagne che lo circondano (parte della struttura da ex prigione politica ora è diventata insieme di locali per un sistema alimentare che rifornisce il ristorante. Sono questi i luoghi che meritano attenzione e interesse). Si è partiti dal vino perché è il prodotto più importante, almeno nella cultura contadina, un’azienda vinicola che può contare su tre ettari e mezzo (vigne di 10 anni con prima vendemmia nel 2019) oltre ai 30 seri conferitori di cui Altin si avvale. 

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I vini prodotti sono diversi e grande importanza sta nei due vitigni autoctoni, che qui vengono coltivati e vinificati con merito: lo Shesh a bacca bianca (di cui si avrà anche la versione riserva in botte Garbellotto) e il Kallmet a bacca nera, vinificati in purezza per esaltarne il profilo gusto-olfattivo tutto albanese. Le altre etichette prevedono blend in grado di donare vini se non troppo articolati, sicuramente franchi e di indubbia pulizia. La punta di diamante è rappresentata dal principe in zona, il Kallmet, che ricorda vagamente un Nebbiolo, su cui Altin e il fratello Anton stanno investendo molto, fino a volerne produrre una versione che contiene una parte (il 50%) di uve appassite così da dare maggior tono; l’assaggio dell’imbottigliamento avvenuto tre anni fa, e che prevede almeno altrettanti anni di affinamento, è stato più che convincente.

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Ma non solo vino: nella nobile terra di Mrizi i Zanave compaiono frutteti, ortaggi, ulivi, eccellenti pomodori fatti essiccare e poi raccolti sott’olio in vasetti, speciali confetture tra cui spicca per metodologia antica e sapori da capogiro quella a base di pigne di pino mugo. E non finisce qui; è presente anche un piccolo caseificio dove la squadra di Altin produce interessanti formaggi caprini e vaccini, forme del latte in contrapposizione materiale e ideologica alla suddetta standardizzazione alimentare rappresentata da blocchi di formaggio senz’anima prodotti prima (e purtroppo tuttora) durante la dittatura. Formaggi affinati nelle vinacce, con noci, peperoncino, freschi e semi stagionati, tutti a latte crudo che la comunità locale fornisce, creando una rete virtuosa e sostenibile per ciascuno. 

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Lo stesso vale per i salumi, che i Prenga stagionano con criterio e cultura (appresa in Italia durante il decennio che prima il papà e poi i figli hanno trascorso in Trentino) in stanze pregne di fumo di faggio, o per le farine ottenute da macinazione a pietra. Non mancano gli animali propri: la numerosa e simpatica famiglia di capre utilizzata anche durante le visite delle scuole, che qui arrivano scoprendo una fattoria didattica, fa da contraltare alle migliaia di oche che ordinate si recano quotidianamente (e in autonomia) verso un laghetto artificiale poco distante dove trovare refrigerio, grazie a un sistema idrico fondamentale messo in piedi per provare oltretutto a coltivare il riso, altra coltura nobile che Altin ha tanto voluto e di cui è l’unico produttore nel paese.

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Qui ogni cosa è ancestrale, dalle metodologie di lavoro all’approccio. Nulla esiste senza un riferimento contadino: le cinquecento persone che prenotano ogni giorno trovano un luogo ameno dove trascorrere qualche ora di alta e semplice piacevolezza, in un giardino esteso dal tetto di piante e in una parte al piano superiore al coperto; ma, soprattutto, trovano delle ricette immutate che si rifanno ai gusti di una volta, rurali, genuini, di sostanza e soprattutto veri.

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La proposta gastronomica

La cena a base di caprini, salumi, i tipici burek, le sontuose carni di capretto, papera e maiale è stata commovente.“Simbolicamente ciò che più mi rappresenta è la selezione di burek con formaggio contadino, che mi ricorda il giorno di Pasqua, proibito in dittatura: si facevano benedire la settimana prima, c’era anche dell’aglio e bisognava stare molto attenti agli odori perché la pena prevista se sorpresi a celebrare una festa era la prigione. E poi le versioni con zucca e panna acida o con porri e patate, non potremmo mai fare a meno dei burek” -racconta felice, ma con un accenno di sorriso amaro, Altin.

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Il maiale alla brace per la sua semplicità ci rappresenta e valorizza il sudore dei contadini (in versione krane infilzato); la zuppa di verza in coccio e maiale affumicato con cui sono cresciuto è un altro must: la nonna lo metteva sempre vicino al camino e siamo cresciuti con questi aromi che si diffondevano in casa; infine la carne di pecora cotta con lo yogurt, il tavë kosi tipico della città di Elbasan, piatto della tradizione che come altri fa parte del nostro dna albanese e che ho anche provato a riportare in vita e a conoscenza di tutti, tramite gli avamposti di Slow Food in Albania di cui faccio parte, per contribuire a cambiare il sistema alimentare e per disegnare un futuro migliore”, afferma Altin.

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Tramite amore e incorruttibilità, questo piccolo paesino del nord è diventato un punto di riferimento per i tanti clienti, albanesi e non, ma anche per tutti i produttori e ristoratori locali che si ispirano alla stessa filosofia e hanno trovato nella famiglia Prenga una esempio da seguire. In un mondo gastronomico spesso falso e corrotto, cosa conta se non la lealtà e la bontà delle poche genti rimaste integre nel settore? Ah, non dimenticate di prenotare in anticipo, soprattutto se volete anche pernottare in una delle belle stanze in legno di questo tempio gastronomico albanese.

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Indirizzo

Mrizi i Zanave Agroturizëm/Reporter Gourmet

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