Home Approccio Italo Albanese San Giorgio Albanese, da Casale de Sancto Iorio a Casale Mbuzati

San Giorgio Albanese, da Casale de Sancto Iorio a Casale Mbuzati

Origini, demografia e feudalità di questo piccolo borgo racchiuso tra due profonde gole di fiumare, situato su una delle tante incantevoli colline presilane, da cui è possibile spaziare con lo sguardo dal Pollino, allo Jonio, alla pianura di Sibari.

San Giorgio, piccolo borgo di origini albanesi nell’entroterra dell’estesa pianura Sibari, prospicente il mare Ionio, sul versante settentrionale della Sila Greca. Il borgo racchiuso tra due profonde gole di fiumare tra loro confluenti che danno origine al torrente Malfrancato è situato su una delle tante incantevoli colline presilane, da cui è possibile godere magnifici e affascinanti panorami spaziando con lo sguardo sulla catena montuosa del Pollino, sul mare Ionio e sulla stessa pianura di Sibari.

Il suo territorio, compreso nella zona dell’Italia Meridionale e facente parte della Regione Calabria si trova in provincia di Cosenza a 428m sul livello del mare; un’altitudine compresa tra una massima di 540m e una minima di 30m.

A livello geografico la sua area territoriale è inserita nella Comunità Destra Crati, Regione Agraria n. 16 – Colline Litoranee di Rossano. Fanno parte del Comune le frazioni: Colucci, Cuccio, Palombara, Pantanello e le località: Citrea, Cuccino, Lacquani, Malfrancati, Puscino, Sant’Andrea, Scose, Serra Palazzo e Solinari. Confina con i Comuni di Acri, Corigliano Rossano, San Cosmo Albanese, Vaccarizzo Albanese. Il suo territorio è attraversato dai torrenti: Malfrancato, Macchialonga, Fico, Dhradishti.

La popolazione secondo i dati Istat del 2016 è di 1.408 residenti di cui M 685 e F 723 distribuiti su una superficie di 22,63 kmq con una densità abitativa di 62,2 abitanti per kmq. Secondo alcune informazioni rilevate riguardanti la popolazione apprendiamo che in passato San Giorgio nel 1798 aveva 1.165 abitanti denominati Sangiorgesi, mentre nel 1804 questi passarono a 1.170. Relativamente al numero dei fuochi secondo quanto riportato dal Giustiniani1 nel 1545 San Giorgio era tassata per 63 fuochi, nel 1561 per 75, nel 1595 per 116, nel 1648 per 123 ed infine nel 1660 per 155. 

Sempre riguardo all’andamento demografico in base ai dati Istat rilevati dopo l’Unità d’Italia la situazione si evoluta come segue: nel 1861 gli abitanti erano 1.344, 1871 (1.402), 1881 (1.411), 1901 (1.311) che fu anche il minimo storico conseguito, 1911 (1.516), 1921 (1.432), 1931 (1.445), 1936 (1.651), 1951 (1993) massimo storico raggiunto, 1961 (1.054), 1971 (1.897), 1981 (1.815), 1991 (1785), 2001 (1.709), 2016 (1.408).

Da alcune testimonianze documentali le sue origini risalirebbero già agli inizi del XII secolo con la presenza di uno stanziamento abitativo esistente proprio dove tuttora si erge l’attuale borgo.

Alcune note comunali al riguardo riportano che “L’ammiraglio Cristodulo, si legge nella Carta Rossanese datata 1104, concesse al fondatore del monastero del Patire, Bartolomeo da Simeri, delle terre, tra cui il “Casale de Sancto Iorio”. Questo il nome del Paese, che a quel tempo si presentava come un piccolo agglomerato di case abitate da contadini che coltivavano le terre del Patire. Tuttavia la storiografia fa risalire la fondazione di San Giorgio Albanese alla fine del XV secolo allorché, in seguito all’invasione della penisola balcanica da parte dei Turchi ottomani, numerosi gruppi di Albanesi cercarono rifugio nelle vicine coste dell’Italia meridionale. I profughi si stabilirono soprattutto in Calabria dove fondarono un cospicuo numero di insediamenti rurali, la maggior parte dei quali in territori ottenuti dal re di Napoli, Alfonso d’Aragona, in segno di riconoscenza per l’aiuto militare prestato nelle lotte per il dominio del Mezzogiorno. All’epoca la Calabria, stremata dalle lotte tra Angioini e Aragonesi, viveva un periodo di decadenza civile ed economica, a cui non erano estranee cause di tipo naturale, quali pestilenza e terremoti, che decimarono la popolazione.

Fu proprio questa situazione di declino civile e demografico – è riportato ancora nella nota storica del comune – a favorire la costituzione di colonie albanesi. San Giorgio fu una delle prime comunità albanesi ad essere fondata. Le prime migrazioni, infatti, risalgono al 1468, anno della morte dell’eroe nazionale Skanderbeg, e proprio intorno a questa data i profughi albanesi si stabilirono nel territorio del Casale. Gli Albanesi ribattezzarono il Casale col nome di “Mbuzati”, derivato dal cognome del clan dei Busa che pare abbia guidato il gruppo di profughi. Il primo nucleo di abitanti fu piuttosto esiguo, ma nel volgere di qualche decennio la popolazione crebbe e già nel 1545 si registravano ben 65 fuochi. Questo aumento della popolazione fu probabilmente favorito dal matrimonio (1539) tra il principe Sanseverino di Bisignano e la duchessa Irene, pronipote di Skanderbeg. Pertanto, quando nel XVI secolo i profughi albanesi approdarono in Italia, poterono stanziarsi più facilmente nei loro territori, tra cui San Giorgio, dove trovarono buona accoglienza non solo per i legami di sangue con la principessa Irene, ma anche per i monaci del Monastero del Patire di Rossano, appartenenti allo stesso rito Bizantino. Da questo momento iniziò una fase di espansione demografica ed economica del piccolo centro albanese”2.

Anche in questo caso non sono pochi gli autori che si sono cimentati nel trattare la storia di S. Giorgio Albanese e tra questi l’abate F. Sacco che al riguardo così articolava: “San Giorgio Terra nella Provincia di Cosenza, ed in Diocesi di Rossano, situata sopra una rupe scoscesa, d’aria salubre, e nella distanza di trenta miglia in circa dalla Città di Cosenza, che si appartiene nella giurisdizione civile al Regio Fisco, e nella criminale alla Famiglia Saluzzo, Duca di Corigliano. Sono da osservarsi in questa Terra abitata da Albanesi due Parrocchie, l’una sotto il titolo di San Giorgio di Rito Greco, e l’altra sotto l’invocazione di San Francesco da Paola di Rito Latino; una Confraternita Laicale con Chiesa propria sotto il titolo del Rosario; ed un Monte Frumentario per varie opere pie. I prodotti del suo territorio sono grani, legumi, frutti, vini, ed erbaggi per pascolo di greggi. Il numero de’ suoi abitanti ascende a mille cento sessantacinque sotto la cura spirituale di due Parrochi, l’uno di Rito Latino, e l’altro di Rito Greco”3.

Etimologicamente, il nome riflette il rispetto per il santo patrono del paese San Giorgio Megalomartire venerato il 23 aprile.

Dal punto di vista toponomastico è detto anche San Giorgio in Corigliano in quanto fu proprio nel territorio di Corigliano che venne edificato durante il dominio dei principi di Bisignano rimanendovi fino al 1633 quando poi passò ai Saluzzo di Corigliano che lo detennero fino all’entrata in vigore delle leggi sull’eversione della feudalità del 1806.

Bibliografia

[1] Cfr. Lorenzo GIUSTINIANI, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli, Tomo VIII, Napoli 1804, pp. 164.

Le Origini di San Giorgio Albanese – Comune di San Giorgio Albanese in http://sangiorgioalbanese.asmenet.it/index.php?action=index&p=452

3 Abate Francesco SACCO, Dizionario geografico Istorico Fisico del Regno di Napoli, Tomo III, Presso Vincenzo Flauto, Napoli, MDCCXCVI, pp. 267-268.

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica/EcoCult

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