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Bitcoin, storia di poca culturafinanziaria

DI ANGELO D E MATTIA, MILANO FINANZE

La pervasività del bitcoin, confermata dall’interesse per questa cripto valuta ora manifestato concretamente anche da categorie non certo ad alto reddito, rilancia l’esigenza che si rifletta su quanto possa essere fatto, partendo dall’informazione, da banche
centrali, organi di Vigilanza e organismi finanziari globali, soprattutto ora che si sviluppa la connessa operatività in future.

Considerare il bitcoin come lo strumento che apre all’assoluta libertà dei contraenti non tenuti all’osservanza di alcun vincolo o limite, esaltare l’assenza di alcun ruolo delle banche centrali nella loro emissione e circolazione, può essere condiviso finché l’operatività su questa ipotetica valuta (o bene-rifugio secondo alcuni) è limitata a una ristretta schiera di soggetti iperspecializzati che, inseguendo altissimi profitti, sanno bene di poter andare incontro anche a perdite altrettanto elevate.

Altissimo rendimento, altissimo rischio. Veramente, in questo caso vale il brocardo caveat emptor. Ma quando il fenomeno può diventare di massa, allora non è più consentita l’esistenza di un mercato privo di regole e di controlli.

Anche i mercati rionali sono sottoposti a norme e a vigilanza: sarebbe mai possibile che ingenti transazioni finanziarie di carattere globale si svolgano nel Far West, dimenticando del tutto le esperienze negative vissute all’interno di singoli Paesi per vicende dalla portata enormemente inferiore che hanno visto, per l’assenza di norme e di riscontri, il tradimento di migliaia e migliaia di risparmiatori-investitori, per non citare, come ormai sembra quasi doveroso, la famosa bolla dei tulipanidel Seicento.

Occorre che non si indugi ulteriormente, disquisendo ancora come facevano i teologi di Costantinopoli sul sesso degli angeli, sui caratteri del bitcoin e sulla sua natura. È ora di agire, a livello europeo e globale, per valutare con quali regole, dopo la fase informativa, disciplinare il fenomeno. Anche per le dimensioni e la possibile pervasività di quest’ultimo – ma non solo, ovviamente – si pone anche l’esigenza di un’accelerazione sui programmi di educazione finanziaria. È importante che il Comitato costituito ad hoc presso il Tesoro passi dalla fase di analisi a quella delle misure concrete.

Finora, al di là dell’impegno di Bankitalia, delle diverse iniziative dell’Abi, alcune delle quali dovute a un personaggio ormai mitico qual è Beppe Ghisolfi, e di qualche banca, non si riscontrano altre rilevanti iniziative. Eppure la vicenda dei bitcoin parla anche, e direttamente, di alfabetizzazione finanziaria/Milano Finanze

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