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Finalmente a Gadaref, ora di pranzo, 40° e sole cocente. Qui le donne portano il velo ed alcune indossano il burqa.

Di Sonila Alushi

Affamati ci fermiamo al mercato, ma prima di scendere dalla macchina, consigliata anche dai ragazzi, mi copro il capo anche io con il mio foulard, quello che mi porto dietro in ogni viaggio. “Per rispetto e per non mettere in imbarazzo i locali”, mi dicono i ragazzi. Lo indosso e una volta scesa dalla macchina, mi guardo da capo a piedi riflessa nel vetro di un negozio. Porto i pantaloncini corti in jeans, pieni di strappi. Anche questi sono vecchi quanto me (a certi abbigliamenti sono affezionata perché mi ricordano tante storie di viaggi).

Mi vedo ridicola: braccia e gambe scoperte e strappi nei pantaloni che non lasciano spazio alla fantasia, ma il capo coperto con un foulard che, fra l’altro, sembra un giornale. In più un caldo insopportabile. Ma il foulard anche no, mi dico convinta. Questo non è un segno di rispetto, questo sembra una presa in giro. Impiego un secondo per togliermelo sotto lo sguardo divertito di una signora. Andiamo alla ricerca del pane in un mercato affollatissimo, nessuno mi guarda male. Mi rassereno, ma il pane non si trova.

Pranziamo con del buonissimo bakllava in un piccolo chiosco e riprendiamo la ricerca. Nell’aria si sente il profumo di pane appena sfornato, ma sto benedetto panificio non si vede! Si avvicina un signore sui 50 e ci chiede in inglese se abbiamo bisogno d’aiuto. È piccolo e magro. I suoi vestiti sono modesti, ma profumano di sapone. Gli spieghiamo e lui si offre di accompagnarci al panificio. Di fronte al negozio una fila enorme. Lui, Ibrahim si chiama, chiede il permesso a tutti e ringraziando salta la fila.

Compra i nostri panini e ci consegna il sacchetto di carta che profuma di buono. Ma quando gli consegnamo i soldi, si rifiuta di prenderli. Insistiamo ovviamente, ma Ibrahim continua a rifiutare. “Il pane è sacro, il pane va condiviso. Io lo voglio condividere con voi oggi.

Siamo tutti uguali difronte alle necessità.” E salutandoci se ne va!

Curiosamente lo rincontriamo in banca. “Per favore Ibrahim, so che non amate le foto, ma io te lo chiedo lo stesso. Solo uno scatto, non voglio dimenticarmi mai il tuo viso”.
Accetta, lo abbraccio. ❤️

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