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Da Odessa a Pietroburgo in “Per assenza d’uomo” di Manuz Zarateo. Inediti del poeta turco curati da Pierfranco Bruni lungo le vie della cristianità

“Quando l’uomo tace sono i fuochi che parlano e violentano i popoli e le civiltà …”.

Di Manuz Zarateo

Pubblicati gli inediti del poeta turco, nato in Cappadocia nel 1905, Manuz Zarateo. Un percorso culturale e letterario in versi che sembra scritto in queste settimane o nell’ultimo anno in seguito al conflitto russo – ucraino. Infatti il mondo russo è tutto all’interno di questo viaggio diviso in sezioni che sembrano degli affacci ad una geografia che è poetica ma profondamente esistenziale. Il titolo già di per sé è una ragione esistenziale che pone al centro l’uomo l’umanità e il tragico della storia. “Per assenza d’uomo”, edito da Passerino, con allestimento grafico di Stefania Romito. Il sottotitolo è molto più esplicito: “Da Odessa a Pietroburgo”.

Il testo è curato magistralmente da Pierfranco Bruni che inserisce, tra le pagine, delle immagini create, lavorate in forma ombrata e scurite, appositamente da Bruni, per affermare il senso del tragico del linguaggio di Manuz Zarateo. La sezione centrale porta sulla scena il dramma di Cristro in Croce attraverso le voci di Maria, Pilato, Giuda, la donna di Magdala e Paolo. L’assenza d’uomo passa inevitabilmente dentro la visione cristiana. Manuz Zarateo, già in altri scritti sempre curati da Pierfranco Bruni, aveva solcato il viaggio del dolore di Cristo.

Questo libro è fortemente profetico in cui la stessa profezia è destino e sacralità. Nella quarta di copertina è Pierfranco Bruni che sottolinea: “Quando le parole mancano, le emozioni incideranno il vento di immagini. Se dovessero mancare le immagini, le parole ricostruiranno il tempo nel cuore dell’eternità. Se dovesse perdersi il senso di eterno, l’infinito si farà viaggio tra le coste dei mari e i sassi del deserto. Tra le rovine e le macerie non si trova l’assenza. Quando l’assenza muore è la memoria che scala le pianure di sale. In ogni tramonto Dio rinasce sempre oltre gli orizzonti, oltre gli scuri della luce e ancora oltre il mistero. Non tacere è l’unica virtù, pur nell’assurdo degli uomini diventati popoli e i popoli civiltà che lacera il silenzio del dubbio. Occorre attraversare il dubbio per non fermarsi al primo vicolo della sera. E non temere mai perché la buona battaglia ha dentro di sé la possibile alchimia che supera tutti gli impossibili”.

Ma chi è stato Manuz Zarateo? Manuz Zarateo è nato in Cappadocia, nei pressi dei Camini delle Fate, nel 1905 ed è morto, in mare, nei pressi di Santo Domingo tra il 1955 e il 1956. Contemporaneo di Abshu, Zarateo si è sempre portato tra le parole il suo sapore d’Oriente intrecciato a un linguaggio occidentale e sudamericano. “Le sue poesie, scrive ancora Pierfranco Bruni, hanno una forte tensione lirica.
Zarateo è un poeta che lega l’arte alla filosofia, la letteratura alle immagini, lo sguardo alle emozioni.
Una tensione spirituale che ha dentro il suo viaggio una dimensione, chiaramente, biblica”. Un viaggio dentro il vocabolario della storia del mito e della tragedia. Da Odessa a Pietroburgo non è solo una metafora. È la vita che si fa ascoltare, sentire, vivere.

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