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CENTO ANNI FA NASCEVA JUP KASTRATI EMINENTE STUDIOSO DI GIROLAMO DE RADA. Un mio personale ricordo!

Di Damiano Guagliardi

«Oggi ricorre il centenario della nascita del prof. Jup Kastrati, il più attento e prolifico studioso albanese di Girolamo De Rada.

Negli anni 70/80 il suo nome viaggiava nelle nostre comunità creando una rispettosa attenzione per i suoi studi. A quei tempi ero un neofita della letteratura arbëreshe, e mi dedicavo in chiave politica ed economica alla causa della nostra identità che cominciava ad entrare in crisi per via dell’esplodere della comunicazione di massa televisiva. Molti nell’Arberia si definivano minoranza etnica oltre che linguistica.

Gli studi erano esclusivi di una cerchia ristretta, che, per fortuna, andava via via allargandosi grazie al notevole incremento dei contatti tra arbereshe e istituzioni culturali albanesi: Istituto di Albanologia, Università, Lega degli scrittori e degli artisti. A fine anni Sessanta era nata l’UCIA (Unione Comunità Italo-Albanesi) che favoriva istituzionalmente i rapporti con l’Ambasciata albanese in Italia e le istituzioni culturali dell’Albania comunista.

Personalmente ero un attivista tuttofare del Centro di Documentazione e Ricerca Arbëresh di cui ero stato fondatore ed ero consigliere comunale, e ricordo di essere stato lusingato quando mi fu chiesto da Nino Minisci, importante sindaco di S. Giorgio, e da Zoti Giuseppe Faraco di assistere la delegazione di studiosi albanesi che avrebbero pernottato a S. Demetrio C., ex hotel Bellavista, nel mese di aprile 1981.

Si trattava di una qualificata spedizione scientifica in cui c’era il professor JUP KASTRATI che arrivava in Calabria per effettuare ricerche letterarie insieme al professor Dhimitër Shuteriqi e professor Ali Xhiku, impegnati nella raccolta di manoscritti di autori arbereshe dell’Ottocento. Insieme a loro c’erano i professor Jorgji Gjinari e Gjovalin Skurtaj impegnati nella raccolta del lessico arbëresh e il professor Spiro Shkurti interessato allo studio del costume femminile, sia quello nuziale che quello giornaliero.

Così ho conosciuto Jup Kastrati, trascorrendo in sua compagnia dieci giorni.

Di lui avevo sentito parlare durante il mio primo viaggio in Albania, nel dicembre 1979, da studiosi come Koço Bihiku, Menella Totoni, e lo stesso Shuteriqi che conobbi durante il mio soggiorno a Tirana. Allora negli aderenti al Centro di Documentazione e Ricerca Arbëresh, che si interessavano da appena due anni della nostra specificità culturale c’era fiducia nei rapporti con l’Albania e in tutti c’era la convinzione che senza l’aiuto del mondo accademico albanese la nostra lingua e le nostre tradizioni sarebbero presto scomparsi. E, soprattutto, c’era voglia di conoscere De Rada di cui nessuno parlava in paese, in particolare nell’ambito del Liceo. Del Poeta c’era un vago ricordo del trasferimento a Macchia delle sue spoglie mortali nel lontano 1964.

Quando fui di fronte a Kastrati e Shuteriqi, due vere autorità letterarie, ne fui intimidito, ma bastò consumare la prima cena ed io, insieme all’altro mio amico destinato all’assistenza della delegazione, fummo messi a nostro agio da tutti.
Di Kastrati ricordo la sua silenziosa osservazione di tutto ciò che gli stava attorno. Lui, il più conosciuto di tutti per i suoi studi su De Rada, stava compito davanti al suo interlocutore e molto educatamente gli prestava ascolto. Un personaggio così importante ascoltava in silenzio con un sorriso benevole e partecipava al dialogo con cenni della testa e sorrisi. Quando parlava sembrava sussurrare. Non so se nella vita quotidiana era così, ma in me c’è questo ricordo.

Presto capii che sapeva nascondere una specie di umorismo particolare che dovevi saper cogliere, ma che possedeva e sapeva trasmettere.

Il primo viaggio con lui lo feci durante la Vallje a Frascineto il martedì di Pasqua (21 aprile), viaggiando per S. Demetrio con la mia Renault4 ondeggiante e credo che abbia sofferto il mal d’auto. Poi ci trasferimmo in albergo a S. Demetrio.
Tra i suoi compagni di viaggio, ricordo che era l’unico che non abusava dell’ospitalità ricevuta, non esagerava col cibo e soprattutto con il vino. Era sempre misurato tanto da indurmi qualche volta a chiedergli se c’era qualcosa che non andava.

Tutta la delegazione riceveva molte telefonate dagli studiosi dell’epoca che chiedevano di incontrarli. In genere erano studiosi arbëreshë di De Rada che si erano laureati a Roma, Napoli e Bari. Mi contattavano insegnanti e scrittori collegati alle riviste arbëreshe dell’epoca. Non si riuscivo a combinare un appuntamento per tutti, ma alla fine in un solo pomeriggio riuscimmo a creare un contatto generale il 26 aprile, organizzando a Macchia il convegno su Jeronin De Rada.

Si tratta del più importante convegno tenuto su De Rada in Calabria nella seconda metà del Novecento. Tre pezzi da novanta come J. Kastrati, D. Shuteriqi e il più giovane A. Xhiku relazionarono sulla figura di colui che viene ritenuto uno dei padri della nazione albanese e che, due decenni prima, in un convegno tenuto a Cosenza era stato affiancato al mito di Skanderbeg nella ricostruzione della nazione albanese.

Il professor Kastrati mi sembrò felice di quella giornata. Sempre austero e silenzioso, dagli occhi emanava una luce particolare. Pensai che nel nostro piccolo, noi che avevamo speso nottate per organizzare il convegno, avevamo fatto un regalo particolare a lui e ai compagni di viaggio. Trasmettere a tutto il pubblico presente la loro passione per il Poeta.

Lo percepii felice di sedere nel tavolo della presidenza ed erudirci della potenza poetica del Poeta.
Confesso che anch’io, solitamente di carattere operativo e buon organizzatore di eventi, mi sentii orgoglioso di sedere nello stesso tavolo e parlare del Poeta, di cui nessuno mi aveva mai insegnato nulla.

Jup Kastrati mi avvicinò a De Rada qualche anno dopo quando riuscii a leggere buona parte dei tre volumi JERONIM DE RADA, la prima che diede una riflessione complessiva dell’opera deradiana.

In Calabria, nel katund di Frascineto, vive un grande amico di Jup Kastrati: Zoti Antonio Bellusci. Mi ha fornito foto che inserisco in questo mio ricordo. Zoti mi ha fatto dono di una copia di lettera manoscritta che intendo trasmettere alla figlia Diana, degna erede di tal uomo nell’amore per l’Arberia. A lei e ai famigliari è rivolto l’apprezzamento dell’intera comunità di studiosi arbereshe, a centinaia, per quello che il padre ha scritto su di noi.»
15 aprile 2024, Damiano Guagliardi.

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